Si è chiuso ieri a Skopje con un nuovo nulla di fatto il terzo round di negoziati tra i principali partiti macedoni, facilitati dalla comunità internazionale per trovare una via d'uscita alla crisi politica ed istituzionale che stringe il paese dopo lo scandalo intercettazioni e l'operazione di polizia di Kumanovo.
Il 15 maggio, dopo sette mesi di stallo, i presidenti Nikos Anastasiadis e Mustafa Akıncı, neo-eletto presidente turco-cipriota, hanno riavviato i negoziati sulla questione cipriota. Incoraggianti i segnali d’apertura reciproca
Si è svolta ieri la prima visita ufficiale in Serbia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel suo discorso davanti all'Assemblea nazionale riunita in seduta plenaria ha dichiarato che il futuro del paese, come quello dell'Italia, è in Europa, alla quale entrambi appartengono per storia, cultura e valori e che l'Italia starà a fianco della Serbia nel suo percorso di integrazione europea
A nove anni dall’indipendenza ottenuta il 21 maggio 2006, il quotidiano Vijesti fa un bilancio economico di questi anni, evidenziando una crisi del sistema politico che non è in grado di elaborare alcuna strategia di crescita
Manifestazioni dell'opposizione e contro manifestazioni del governo. Nikola Gruevski e Zoran Zaev, premier il primo e leader dei Socialdemocratici il secondo, sembrano non disposti al compromesso, nemmeno con la mediazione internazionale. Ma un accordo tra le parti è quanto mai auspicabile
In Macedonia la situazione rimane tesa, dopo gli scontri armati che sabato scorso hanno sconvolto la città di Kumanovo. Nella trasmissione "Il Vaso di Pandora" di Radio Capodistria, condotta da Stefano Lusa e Andrea Effe, ne parla Francesco Martino di OBC (15 maggio 2015)
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A cento giorni dall'elezione di Alexis Tsipras, Grecia e creditori internazionali restano all'impasse. Passi in avanti si accompagnano a incomprensioni e diffidenza. E ora la geopolitica, con lo scontro energetico tra Occidente e Russia, rischia di complicare il quadro
Il sistema universitario albanese da anni sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza. Ora il governo sembra intenzionato a riformarlo drasticamente. Secondo molti studenti e professori però, prendendo la strada sbagliata. Una panoramica
Non saranno discusse domani a Pristina, come precedentemente annunciato, le proposte di modifica costituzionale che dovrebbero dare luce verde alla creazione del Tribunale speciale sui presunti crimini dell'UÇK.
Dopo l'incontro di ieri a Skopje tra gli ambasciatori di vari paesi occidentali – che chiedevano responsabilità politica rispetto alla crisi in corso - e i rappresentanti politici macedoni, sia del governo che dell'opposizione, oggi sono arrivate le reazioni visibili con alcune dimissioni eccellenti.
Una volontà distruttiva, che si accanisce contro chiunque osi criticare il potere. E' un quadro desolante quello denunciato in un suo editoriale dalla caporedattrice del settimanale montenegrino Monitor. Un'accusa diretta contro il potere e i tentativi dello stesso di imbavagliare i media indipendenti
Dal pomeriggio di ieri manifestazioni e scontri nella capitale macedone Skopje a seguito di nuove rivelazioni del capo dell'opposizione. Le manifestazioni sono partite infatti a seguito della ventinovesima conferenza stampa del leader dell'opposizione Zoran Zaev, nel contesto dello scandalo intercettazioni telefoniche, durante la quale sono state rivelate informazioni relative all'omicidio di un giovane macedone, Martin Neškovski, nel 2011.
L'Ombudsman serbo, Saša Janković, da mesi è sotto attacco. Una campagna orchestrata dai circoli di governo e dai media ad essi vicini cerca di denigrarne la funzione e di colpirlo personalmente. Un'analisi della vicenda
L'ambasciatrice tedesca a Skopje, Christine Althauser, ha dichiarato in una tavola rotonda tenutasi nella capitale macedone che servirebbero delle dimissioni per garantire indagini credibili in merito alle accuse di abuso di potere mosse dall'opposizione alla compagine governativa.
La prossima visita di Papa Francesco in Bosnia Erzegovina stimola analisi e riflessioni sul tema dell'identità cattolica nel paese balcanico. Nostra intervista all'accademico Dubravko Lovrenović
Domenica scorsa a Jasenovac si è ricordato il 70mo anniversario della liberazione del campo di concentramento ustascia. La presidente croata Kolinda Grabar Kitarović non si è presentata, senza darne ragione. Un commento
Rieletto alla guida del proprio partito, il presidente della RS ha evocato per la trentesima volta un referendum sull'indipendenza dell'entità della Bosnia Erzegovina a maggioranza serba. L'omaggio alle vittime di Srebrenica
Goran Zubac, ex istruttore di ballo, è riuscito in soli tre anni a concentrare nelle proprie mani il controllo di una delle agenzie di polizia più importanti della Bosnia Erzegovina, la SIPA. Sospettato di crimini di guerra, condannato per non aver impedito i disordini del febbraio 2014, resta al suo posto
Secondo la Corte costituzionale è tutto da rifare. Janez Janša, ex premier e tra i fondatori della Slovenia indipendente, si vede così cancellata la pena comminatagli nell'ambito del caso Patria, i blindati finlandesi venduti all'esercito sloveno. E torna sulla scena politica da martire
Negli ultimi anni la società turca è molto più pronta a discutere la questione del genocidio armeno. Per lo stato e i suoi rappresentanti, però, a cento anni di distanza, il tema resta un tabù. Intervista con Yetvart Danzikyan, direttore del giornale turco-armeno Agos
Passa soprattutto dal capitolo energia il nuovo rapporto privilegiato tra Atene e Mosca. E dopo il recente incontro tra i premier Alexis Tsipras e Vladimir Putin, sul piatto anche fine dell'embargo sull'ortofrutta greca, privatizzazioni e trasporti
A pochi giorni dal centesimo anniversario del genocidio armeno, e nonostante gli importanti passi in avanti degli ultimi anni sulla controversa questione, la Turchia vive con evidente difficoltà un anniversario che segna un passato ancora da superare
Il cosiddetto “caso Doshi” chiama sia da parte albanese che da parte europea una seria riflessione di sistema: l’amara realtà a cui ci riconduce esula infatti dai singoli episodi che compongono quest’incresciosa vicenda: è la realtà della politica albanese. Un'analisi
In un paese la cui economia è in grave crisi la questione politica principale rimane sempre quella della sicurezza rispetto ai vicini azeri. Viaggio in Armenia di un funzionario europeo. Reportage
Concorrenza sleale e favoritismi ai media vicini al governo o agli "amici" di Belgrado. In quest'articolo i giornalisti di Vijesti raccolgono l'opinione di Goran Đurović, membro del Consiglio della Radio Televisione Montenegrina e del loro direttore Željko Ivanović
Per un paese che fa parte della Nato e che da 7 anni ha un esercito di professionisti, sembra una boutade. Invece è l’idea, già espressa in campagna elettorale, dalla neo presidente Kolinda Grabar Kitarović, nonché ex assistente del Segretario generale della Nato
Nonostante l'opposizione di cittadini ed esperti il governo va avanti col progetto urbano “Belgrado sull’acqua”. Una Lex specialis approvata coi due terzi della maggioranza consente infatti all’investitore designato di procedere, senza gara d’appalto
Dal diciannovesimo secolo ai giorni nostri, una rassegna dei principali illustratori satirici della Romania, le loro caricature e i rapporti col potere
In Romania una serie di inchieste su gravi fatti corruttivi e i relativi arresti hanno scosso la classe politica e scandalizzato per l’ennesima volta la società civile. Una rassegna
Un team internazionale di giornalisti entra in possesso dei dati di una banca svizzera e scopre un conto corrente di 3,8 milioni di dollari intestato alla moglie del politico montenegrino Svetozar Marović. L’inchiesta giornalistica che sta scuotendo il Montenegro