L’entusiasmo di Belgrado per il raggiungimento dell’Accordo di Bruxelles, la cui applicazione dovrebbe servire per ottenere la data di avvio dei negoziati di adesione della Serbia all’UE, forse già il prossimo 28 giugno, si scontra con i malumori e l’opposizione dei serbi del Kosovo.
Da giorni i cittadini bulgari riempiono le piazze in segno di protesta. A scatenare il malcontento la nomina, poi ritirata ieri, del controverso parlamentare e mogul mediatico Delyan Peevski a capo della Agenzia per la Sicurezza Nazionale (DANS). Le radici dello scontento, però, affondano ancora nella sfiducia nell'attuale modello di potere
Lunedì sera dagli studi di ERT, l'emittente radiotelevisiva greca chiusa improvvisamente per decreto del premier conservatore Antonis Samaras lo scorso 11 giugno, sì è alzato un urlo di gioia.
Continua in Turchia la protesta nata sul destino del parco Gezi ad Istanbul, poi sfociata in manifestazioni generalizzate contro il governo di Recep Tayyip Erdoğan, accusato di una visione sempre più autoritaria del potere. E se il governo insiste nella linea della repressione, chi protesta cerca nuove forme per manifestare il proprio dissenso
Mancano pochi giorni alla tornata elettorale per le politiche in Albania. Tra i fattori da tenere in considerazione nelle elezioni del 23 giugno spicca anche l’astensionismo, sospeso tra impossibilità di votare, indifferenza e protesta. Una riflessione
Si incontrano stasera alle 19.30 ora locale il premier greco Antonis Samaras (Nuova democrazia) e i leader dei due junior partner di governo, il leader del PASOK Evangelos Venizelos e quello della Sinistra democratica Fotis Kouvelis. Una riunione da cui dipende il futuro dell'emittente pubblica ERT, ma probabilmente anche dello stesso governo ellenico.
A Belgrado l’edificio che ospitò uno dei primi campi di concentramento nazisti in Europa orientale rischia di essere raso al suolo. Al suo posto sorgerà un centro commerciale. Ma un gruppo di cittadini decide di protestare, impartendo una "lezione di storia" alle autorità
Il 23 giugno gli albanesi sono chiamati alle urne per scegliere il nuovo governo dell'Albania. Un appuntamento importante sia per il percorso europeo che per la stabilità interna del paese. I punti nodali della campagna elettorale dei due maggiori sfidanti, Edi Rama e Sali Berisha. Riceviamo e volentieri pubblichiamo
I fatti di questi giorni dimostrano una cosa: c'è una certa fragilità in seno all'AKP, partito del premier Recep Tayyip Erdoğan. E il premier conservatore, dopo Gezi Park, probabilmente dovrà mettere da parte il progetto entusiasticamente caldeggiato di introdurre in Turchia un sistema presidenziale
L'attacco omofobo in grande scala avvenuto qualche settimana fa a Tbilisi e sostenuto dal clero locale ha permesso alla chiesa ortodossa georgiana di presentarsi come baluardo contro le aperture dello stato ai "valori occidentali". Una lotta identitaria e politica che inevitabilmente si mescola ai complicati rapporti georgiani con la Russia
Migliaia di persone hanno dimostrato ieri di fronte al Parlamento bosniaco nella più grande manifestazione dall'inizio delle proteste. Damir Imamović, il popolare musicista sarajevese, partecipa al movimento. Nostra intervista
La vittoria alle prossime politiche in Albania, in programma il 23 giugno, rischia di giocarsi su poche migliaia di voti. Non si tralascia quindi nulla, nemmeno i voti di chi, dall'estero, decidesse per l'occasione di tornare in patria a votare
Sono elezioni ritenute da tutti cruciali, in primis dall'Unione europea. Ma in Albania ci si sta avvicinando al voto del prossimo 23 giugno senza grandi cambiamenti (in meglio) rispetto al passato. Una rassegna
Più di tremila persone hanno circondato ieri il Parlamento della capitale bosniaca. Domandano la rapida soluzione della controversia riguardante il numero di identificazione personale, che ha lasciato senza documenti di identità i bambini nati da due mesi a questa parte
Gruppi della sinistra rivoluzionaria, sindacati, Ong, attori, nazionalisti, tifosi, musulmani anti-capitalisti, anarchici. Le manifestazioni dei giorni scorsi in Turchia hanno portato in piazza un caleidoscopio di voci diverse. La nostra corrispondente è andata a piazza Taksim, epicentro della proteste, per fare un ritratto del "popolo di Occupy Gezi"
In Romania si discute di riforme costituzionali. E i rappresentanti in parlamento della comunità ungherese hanno chiesto maggiore autonomia. Il dibattito nel paese
La forza e i limiti delle proteste di piazza. Ed una Turchia che dalla vicenda del Parco Gezi deve imparare a non sperperare le occasioni di democrazia che ha a disposizione. Un commento
Dopo 20 anni alla guida del partito socialdemocratico macedone (SDSM), due mandati da premier e uno da presidente della Repubblica, Branko Crvenkovski ha deciso di lasciare. Il suo tramonto politico era divenuto un peso per il partito, incapace di sostituirlo. Il 2 giugno il congresso SDSM dovrà indicare il suo successore
A poco più di due settimane dalle elezioni anticipate dello scorso 12 maggio la Bulgaria si dota di un nuovo esecutivo, di stampo tecnico-politico, guidato dall'economista ed ex ministro delle Finanze Plamen Oresharski, già indicato in campagna elettorale dai socialisti come futuro premier.
Non è bastata la riunione d'urgenza convocata lunedì scorso dal premier e leader dei conservatori greci Antonis Samaras a sanare la spaccatura nella maggioranza di governo sul progetto di legge per contrastare razzismo e xenofobia.
Con l’intesa raggiunta ieri a Bruxelles tra il premier serbo Ivica Dačić e quello kosovaro Hashim Thaçi, si apre un nuovo capitolo nelle relazioni tra Belgrado e Pristina. La storica svolta potrebbe portare alla Serbia la data di avvio dei negoziati con l’UE già il prossimo 28 giugno
La sicurezza alimentare torna di attualità in Serbia. Dopo lo scandalo del latte contaminato, oggi si discute di Ogm. Il governo si appresta a rivedere la legge che ne proibisce la produzione e il commercio, ma le proteste non mancano
Il partito di governo SDP del premier Zoran Milanović esce sconfitto dalle amministrative croate del 19 maggio. La grave crisi economica e le riforme con scarsi risultati hanno influito notevolmente sul voto dei cittadini
E' un giuramento all'insegna della polemiche quello pronunciato ieri sera dal presidente montenegrino Filip Vujanović, eletto per la terza volta alla carica il 7 aprile scorso. I risultati ufficiali del voto hanno visto Vujanović, compagno di partito del premier e padre-padrone del Montenegro indipendente Milo Djukanović prevalere col 51,2% sull'ex diplomatico e leader del Fronte democratico Miodrag Lekić.
In Albania si è in pieno clima elettorale, in vista delle elezioni politiche del prossimo giugno. E le tensioni elettorali non stanno risparmiando nemmeno i più vulnerabili: i bambini. Un approfondimento. Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Lo scorso 10 maggio a Baku è stato festeggiato in un tripudio di fiori il 90mo anniversario della nascita del padre della nazione Heydar Aliyev. Non si è lesinato sulle spese, come l'attuale governo non lesina nella repressione del dissenso
“Per la prima volta nella storia democratica della Bulgaria la forza politica che ha vinto le elezioni e ha il diritto a governare chiederà l'annullamento del voto alla Corte costituzionale”.
Vescovi al fianco degli ultranazionalisti, a manifestare contro le politiche del governo serbo sul Kosovo. E il primo ministro Ivica Dačić che sbotta: "Mi chiedo come il nostro buon Dio si sia meritato di essere rappresentato in terra da gente come questa". Un'analisi del nostro corrispondente
Il partito di centrodestra GERB, guidato dall'ex premier Boyko Borisov, ha vinto le elezioni anticipate del 12 maggio ma con una maggioranza che renderà difficile la formazione di un governo stabile. Da Sofia, il commento di Francesco Martino (Obc) ai microfoni di Radio Vaticana (14 maggio 2013)
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Le elezioni di ieri delineano in Bulgaria uno scenario incerto: GERB partito dell'ex premier Boyko Borisov conserva la maggioranza relativa, ma è isolato, i socialisti vogliono un "governo di programma" che però si prospetta fragile. Nel frattempo, le forze emerse dalle proteste di piazza dei mesi scorsi restano fuori dal parlamento. L'analisi del nostro corrispondente