Economia

Kossovo: quale sviluppo economico?

28/12/2001 -  Anonymous User

Questo report dell'ICG fornisce uno sguardo "istituzionale" ma interessanti su una questione di fondamentale importanza non solo per la regione kossovara ma per l'intero sud est Europa: quale relazione tra sviluppo economico e pacificazione dei territori?

L'agricoltura bosniaca verso standard europei?

28/12/2001 -  Anonymous User

La difficile ristrutturazione del settore agricolo in Bosnia. Per andare oltre un'agricoltura di sussistenza.

Lo stato sociale nei Balcani: tra riforme di carta, incertezze e lotte sindacali

18/12/2001 -  Anonymous User

Un dossier curato dai nostri corrispondenti sulle attuali condizioni dello stato sociale nei Balcani.

No-global, New-global e Balcani

17/12/2001 -  Anonymous User

A Kraljevo un seminario su "Globalizzazione e Balcani". Promotori il network italiano a sostegno dell'ADL di Nis e l'associazione giovanile DRK. Per parlare nei Balcani di globalizzazione e per non dimenticare i Balcani parlando di globalizzazione.

CTM-Altromercato in un'Europa oltre i confini

17/12/2001 -  Anonymous User

Un'altra adesione all'appello "L'Europa oltre i confini. Per un'integrazione dei Balcani nell'Unione Europea: certa, sostenibile e dal basso".

La situazione economica e sociale in Republika Srpska

15/12/2001 -  Anonymous User

La disastrosa situazione economica della Republika Srpska, l'alto tasso di disoccupazione e un sindacato spesso inesistente e corrotto. Difficili condizioni di vita che trovano sfogo nella costante presenza dell'economia grigia.

Il collasso dell'agricoltura croata

15/12/2001 -  Anonymous User

In Croazia non sembrano diminuire le importazioni di prodotti agricoli. Il settore agricolo è in ginocchio, i costi di produzione troppo alti non solo per competere sui mercati internazionali ma anche per vendere sul mercato interno.

Belgrado: intervista al presidente del sindacato

14/12/2001 -  Ada Soštarić Belgrado

I vecchi schemi di miloseviciana memoria, la difficile ripresa politica ed economica, lo sfruttamento dei disagi sociali per coprire le inadempienze del potere. Branislav Canak si sofferma sui nodi irrisolti e sulle tensioni in atto in FRY.

The standard of life in Serbia

13/12/2001 -  Anonymous User

Uno sguardo alle condizioni di vita dei cittadini della Serbia: differenze tra Sud e Nord del paese, alto costo della vita e bassi salari, la fiacchezza del governo e i numerosi scioperi in atto, anticipazioni di un bollente inverno nel cuore dei Balcani.

Bosnia Erzegovina: una riforma sociale di carta

13/12/2001 -  Anonymous User

Cittadini, lavoratori e pensionati bosniaci in balia di una riforma sociale che stenta a garantire il minimo indispensabile. Alcune riflessioni su un sistema sociale tutt'altro che accettabile.

Croazia: oleodotto dalla Russia a Fiume

12/12/2001 -  Anonymous User

Secondo il quotidiano Vjesnik (6.12) non vi sarebbero più ostacoli alla realizzazione del piano DruzbAdria, che prevede un oleodotto che trasporti petrolio dalla regione russa di Samara al porto di Omisalj, nei pressi di Fiume, in Croazia. Questo fatto dovrebbe segnare anche l'inizio della privatizzazione del monopolio petrolifero nazionale INA. Si prevede infatti anche una partecipazione importante di capitale russo.
Sembra stia per partire anche la privatizzazione di un altro grande monopolio statale: la HEP che si occupa di produzione e distribuzione di energia elettrica. Il viceprimo ministro Goran Granic ha dichiarato a proposito che nessun soggetto potra' disporre di più del 10% della proprieta' di HEP (Slobodna Dalmacija, 8.12).
Dal parlamento croato, Sabor, arrivano intanto informazioni (non troppo positive) sull'andamento economico del Paese: circa ventimila imprese croate si trovano ai limiti della bancarotta. Unica notizia positiva dal produttore nazionale di latte Lura: i prezzi dei suoi prodotti infatti diminuiranno in media del 5% (Vecernji list, 6.12).

Bosnia Erzegovina: turisti non per caso

10/12/2001 -  Andrea Rossini

Zavidovici, cittadina della Bosnia Erzegovina sconvolta dalla guerra cerca una sua rinascita, anche e soprattutto tramite le relazioni tra comunità e la cooperazione decentrata. E perchè no, anche il turismo.

Croazia: i vescovi criticano la politica sociale del governo

28/11/2001 -  Anonymous User

Presa di posizione della conferenza episcopale croata nei confronti delle politiche sociali del governo. Le reazioni.

Croazia: la medicina amara del Fondo Monetario Internazionale

21/11/2001 -  Anonymous User

Il Fondo Monetario Internazionale insiste con la Croazia per i tagli alla spesa pubblica. Il governo si allinea, i sindacati protestano.

Republika Srpska: terra di disoccupati, dipendenti statali e commercianti

19/11/2001 -  Anonymous User

41% di disoccupazione in Republika Srpska. E la maggior parte delle persone che hanno un lavoro sono occupate nel settore pubblico o in attività commerciali.

''Le mie condizioni di vita sono difficili'', lo dichiara il 66% dei cittadini della Serbia

30/10/2001 -  Anonymous User

I cittadini della Serbia riconoscono al nuovo corso i successi in politica estera ma cresce il malcontento per la situazione economica.

L'autunno caldo dei Balcani

26/10/2001 -  Davide Sighele

Arriva l'inverno ed i Balcani sono in sciopero. Delusioni in Serbia rispetto al nuovo governo, difficoltà in una Bosnia ancora dipendente dagli aiuti internazionali. Uno sguardo sui fatti della settimana.

Privatizzazioni in Bosnia: tra scandali e grosse aspettative

25/10/2001 -  Anonymous User

Ancora il 50% delle piccole imprese da privatizzare. Solo quattro delle più grandi privatizzate. Non senza scandali. Nei prossimi mesi la vendita dei due colossi JPPTT BiH (poste e comunicazioni ed Electroprivreda (elettricità).

Bosnia-Erzegovina: e' attiva la mafia del tabacco

24/10/2001 -  Anonymous User

Ambiguità in Bosnia sulle privatizzazioni della FDS, manifattura tabacchi di Sarajevo. Il suo direttore, Nijaz Durakovi indaga in merito, ma riceve minacce.

Unicredito: per l'antitrust croata la Zagrebacka può essere acquistata

18/10/2001 -  Anonymous User

L'Anititrust croato ha dato il proprio assenso all'acquisto, da parte di Unicredito-Allianz, della Zagrebacka Banka, il primo istituto bancario del Paese. Il via libera è arrivato dopo una riunione dell'Antitrust con i rappresentanti della Banca centrale croata. Si è considerato che la nuova proposta di Unicredito, la seconda in ordine di tempi, dia garanzie sufficienti anche perché Unicredito si è impegnata a cedere in tempi ragionevoli la Splitka Banka, terzo istituto del Paese. La risposta positiva dell'Antitrust arriva dopo una primo esito negativo. Nel maggio scorso le autorità croate avevano infatti ritenuto che l'acquisto della Zagrebacka avrebbe causato troppa concentrazione nel settore bancario croato.
L'Osservatorio sui Balcani aveva già pubblicato, nel giugno 2001, un interessante approfondimento sulla questione "Zagrebacka" firmato da Aleksandra-Sasa Sucur.

Serbia: Scioperi all'Università di Nis

16/10/2001 -  Anonymous User

I professori e gli assistenti di tre Facoltà dell'Università di Nis sono da oggi in sciopero. Le motivazioni alla base della protesta sono state annunciate già alcuni giorni fa dal Sindacato Indipendente di Nis che ha denunciato la "situazione contrattuale umiliante" alla quale sono costretti attualmente professori ed assistenti. "E' inaccettabile che gli assistenti universitari percepiscano stipendi inferiori a quelli di professori ed insegnati delle scuole elementari e superiori. E' anche inaccettabile che il rapporto tra il salario di un lavoratore manuale non specializzato ed un professore all'apice della carriera sia di 1: 2,44. Come non è giusto - denuncia il sindacato- che vi siano notevoli diseguaglianze tra il livello salariale di posizioni statali equivalenti". Non certo senza sarcasmo il Prof. Radoslav Dimitrijevic, a capo del Sindacato Indipendente, si chiede se sia equa la disparità tra il loro salario e quello percepito dai parlamentari (700 dinari il primo, 1700 il secondo). "Crede forse qualcuno che il lavoro dei parlamentari sia più pesante di quello dei professori universitari?" ha aggiunto alludendo all'inefficienza del Parlamento serbo.
Anche gli studenti hanno annunciato futuri scioperi insoddisfatti delle risposte negative di molte Facoltà ad alcune loro richieste, tra le quali la diminuzione degli esami obbligatori per l'iscrizione dal primo al secondo anno di studi.
La situazione è quindi attualmente molto confusa all'Università di Nis. Sia professori che studenti contestano a Governo e Parlamento di non essere stati in grado di approvare una nuova legge sull'Università. In Serbia vige ancora quella approvata nel 1998 dal regime di Milosevic che rappresentò la definitiva repressione nei confronti del mondo universitario dissidente.

Montenegro: i prezzi in marchi e in euro

15/10/2001 -  Anonymous User

A partire da oggi tutti i locali e i negozi del Montenegro dovranno applicare i prezzi nelle due valute, ovvero in marchi e in euro. I prezzi espressi in due valute fanno parte della decisione che il governo ha preso circa una decina di giorni fa e che da oggi entra in vigore.
La doppia indicazione dei prezzi dei prodotti verrà applicata fino al 31 marzo 2002, quando l'euro diventerà la moneta ufficiale in Montenegro e quando verrà messo fuori corso il marco tedesco.
Il ministro montenegrino per il commercio, Ivan Raicevic, ha detto che tutti devono rispettare la parità che è stata concordata, un marco rispetto a 1,955 euro, e che è stata affermata dal Fondo monetario europeo. Secondo le sue parole, a partire dal 1 di dicembre, anche i registratori di cassa dovranno riportare i prezzi nella doppia valuta.
La conversione dei marchi in euro potrà essere eseguita presso la Banca Centrale del Montenegro e nelle altre banche di servizio. I cittadini potranno cambiare in ogni momento i marchi in euro, fino ad un valore di 10.000 marchi, mentre per conversioni di importo maggiore sarà necessario aprire un conto corrente presso una banca.

Quale turismo nei Balcani?

10/10/2001 -  Anonymous User

A dieci anni dalla sanguinosa disgregazione della ex-Jugoslavia e alle soglie di un nuovo conflitto - quello macedone - il sud-est Europa comincia ad essere nuovamente visitato da viaggiatori stranieri, più o meno coscienti della storia e dell'attuale situazione dei luoghi che attraversano. Questo pare essere l'anno del record di presenze turistiche in Croazia, dei turisti "di transito" in Bosnia Erzegovina, della ricomparsa di un timido "turismo autoctono" sulle coste montenegrine nella Repubblica Federale Jugoslava. Tutto fa credere che agli occhi degli stranieri, la ex-Jugoslavia sia finalmente tornata ad essere terreno fertile per vacanze di totale relax a prezzi stracciati. Ma la realtà possiede anche altre facce.
Dagli approfondimenti realizzati dai collaboratori dell'Osservatorio sul tema del turismo nei Balcani, che oramai vengono citati dai mass-media solo in caso di nuovi conflitti, di nuove liste di candidati al Tribunale de L'Aja oppure di storie eclatanti di corruzione, emerge un quadro più complesso e composito. E questo primo spaccato offre già materiale per una prima riflessione sugli effetti che le modalità con cui questi paesi si stanno aprendo all'arrivo dei visitatori stranieri, possono avere sulla popolazione locale. Un tipo di riflessione generale che qualcuno, nell'ambito dell'associazionismo italiano, si è posto da tempo avviando ora i primi viaggi sperimentali di "turismo responsabile" nell'area. Si tratta dell'Associazione Progetto Prijedor - Onlus e dell'Associazione Tremembé - Onlus, che grazie al loro programma "Vicino e comunque lontano...Alla scoperta del fiume degli smeraldi" nella settimana in corso stanno compiendo un primo viaggio guidato in Bosnia Erzegovina, con l'intento di coniugare turismo con cultura, crescita sociale, cooperazione decentrata e sviluppo umano.

Croazia: luci ed ombre dell'economia croata

09/10/2001 -  Anonymous User

Le autorità croate hanno iniziato a sfoltire i diritti sociali dei dipendenti dei servizi pubblici e delle istituzioni statali. Dal primo gennaio 2002 verrà parificata la situazione tra impiegati permanenti e temporanei ed il costo del lavoro sarà identico per entrambe le categorie. Verranno inoltre tagliati i rimborsi per lo spostamento verso il posto di lavoro ecc. (Vecernji list, 4.10). Dusanka Marinkovic, del sindacato indipendente dell'industria energetica e petrolchimica, ha dichiarato che ora inizieranno le lotte sindacali per preservare e non perdere diritti già acquisiti.
In questo clima il primo ministro Ivica Racan fa sapere che se non andasse in porto la vendita della ditta telefonica croata HT (il governo è in trattativa con la Deutsche Telekom) il bilancio statale si troverebbe in una situazione molto difficile (Jutarnji list, 2.10).
Ma dall'economia croata non arrivano solo segnali negativi. Il dato riguardante la crescita del prodotto nazionale lordo nel secondo trimestre dell'anno, un +4,7%, porta un pò d'ottimismo. Il rialzo è stato trainato soprattutto dalla crescita degli investmimenti che si è attestata al 7,7%.
Le banche croate invece non hanno aumentato, come era invece previsto, i tassi di interesse seguendo le tendenze del mercato finanziario mondiale. Alcune hanno addirittura diminuito quelli corrisposti ai piccoli risparmiatori.

Entro il 2001 un treno collegherà Sarajevo a Belgrado

05/10/2001 -  Anonymous User

Il direttore delle ferrovie bosniache, Faruk Curcic, ha dichiarato che entro la fine del 2001 sarà ristabilito il trasporto ferroviario tra Bosnia-Erzegovina e Repubblica Federale Jugoslava. Si tratta in particolare di due linee, la prima collegherà Sarajevo a Belgrado, la seconda collegherà invece la capitale serba con Banja Luka.
Non appena sarà terminata la ricostruzione del ponte presso Bosanski Samac, ha assicurato Curcic, verrà ristabilito pure il collegamento per treni merci via Zvornik.
A questi risultati si è arrivati dopo la trattativa ed i negoziati tra Dragan Mikerevic, ministro per l'integrazione in europa della BiH, e Miroljub Labus, vicepresidente della Federazione Jugoslava. Per la ricostruzione ed ammodernamento delle necessarie infrastutture ferroviarie la Banca Europea per lo Sviluppo ha già approvato lo stanziamento di 80.000 euro (Nezavisne Novine , 27.09.2001).

RFY: 5 ottobre, un anno dopo

05/10/2001 -  Luka Zanoni

La Serbia ad un anno dalla caduta del regime di Slobodan Milošević. La situazione economica, la politica del nuovo corso e lo shock della transizione. Nostra analisi

Balcani: un altro 'sviluppo' è possibile

01/10/2001 -  Anonymous User

1991: inizia la disgregazione jugoslava e si creano nuovi stati nei Balcani. 1995, Accordi Dayton: si fermano le guerre e inizia la cosiddetta "ricostruzione". 1997, Operazione Alba: anche in Albania, dopo la crisi delle finanziarie e l'uscita di scena del vecchio governo, dovrebbe iniziare un nuovo corso istituzionale. Oggi, 2001, cosa esiste di Stato nei Balcani? E di conseguenza, che sviluppo economico si può immaginare?
Il semplice riferirsi ai dati statistici esistenti offre un'immagine assolutamente deformata del contesto economico del sud-est Europa. Questo sia per effetto dell'incidenza degli aiuti internazionali sull'andamento del PIL - indice che peraltro già di per sé induce ad antichi errori - sia perché tali statistiche molto spesso indicano una verità astratta. Valga per tutti l'esempio dei dati sull'occupazione, che ancora considerano i dipendenti dei grandi combinat statali in agonia già da prima delle guerre. Sfugge perciò ad un approccio superficiale la situazione di grave crisi fiscale in cui versano tutti gli stati dell'area balcanica.
Queste piccole entità nazionali, uscite da un decennio di devastanti conflitti, sono oggi in condizioni di vera e propria paralisi: mancano entrate tributarie stabili, perché non c'è lavoro regolare e l'economia esistente è in gran parte informale o addirittura criminale. Gli unici introiti significativi vengono dalle risorse non ancora privatizzate - molto spesso a scapito dei già precari equilibri ambientali - o dai programmi di aiuto internazionali, delineando così una condizione di dipendenza che rischia di divenire strutturale. È così che pensioni e stipendi pubblici, già di per sé esigui, si ricevono con grave ritardo o non vengono pagati affatto, com'è successo recentemente per gli insegnanti della Bosnia Erzegovina, portando alla chiusura delle scuole per due mesi. Anche gli ospedali riescono a gestire quasi solo le emergenze, i servizi pubblici sono al collasso, le istituzioni di assistenza sociale si trovano abbandonate a se stesse e alla disperata ricerca di qualche donatore.
Tutto ciò crea una fortissima frustrazione, specie in relazione alle aspettative di cambiamento positivo sorte con la fine delle guerre. Addirittura si è raggiunto il paradosso - purtroppo già visto nelle transizioni dell'est europeo - che alla fine dei regimi corrisponde un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita per le componenti sociali estranee ai business. Una situazione che si riverbera anche sulle amministrazioni locali, rendendo ancora più problematico il rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione.
È invece necessario ricostruire un rapporto virtuoso fra cittadini e pubblica amministrazione, fra cittadini e comunità, fra cittadini e territorio, per sfuggire all'assistenzialismo umanitario tanto quanto alle chimere degli investimenti occidentali di rapina. Si tratta di una questione vitale, che investe il rapporto fra aiuti internazionali, risorse locali e approcci culturali.
Il problema è che da quest'altra parte dell'Europa, quella ricca e politicamente definitasi con autosufficienza Unione Europea, si continua a non riflettere sulle tragedie degli anni '90 e a pensare ai paesi balcanici solo come terreno di incursione. Si persevera così nella ricerca -ormai fuori del tempo, ma ancora foriera di effetti disastrosi - di proprie aree di influenza nazionale, senza traccia alcuna di un approccio d'area. Oppure si interviene con una logica puramente emergenziale, per poi affidarsi nella ricostruzione al presunto potere taumaturgico dell'economia di mercato e della sua capacità di autoregolamentazione.
L'assenza di una strategia di fondo delle istituzioni internazionali, di un loro progetto complessivo per l'area che fosse scevro da intenzioni miopi, ha lasciato così mano libera alle forme più perverse dell'economia finanziarizzata. Esse hanno potuto fiorire proprio dentro la guerra, luogo per eccellenza della derogazione estrema, cosi come nel traffico d'armi, nel riciclaggio, nel traffiking, nel mercato della droga e in quello dei rifiuti.
Per ribaltare questa deriva politico-culturale occorre invece un'idea alta, che riempia il vuoto progettuale della diplomazia ufficiale e, a ragion del vero, anche di molta parte del mondo non governativo. Quest'idea può essere l'Europa, ossia l'immagine di come si possono superare e sciogliere gli angusti spazi mono-nazionali in un progetto più ampio e non solo balcanico. Ma per garantire al modello istituzionale un futuro economico e sociale occorre avviare un novo itinerario di ricostruzione economica , sociale, ambientale e democratica di questa parte tanto importante del vecchio continente. Un itinerario che si incardini su due concetti di fondo: l'opzione per uno sviluppo locale autocentrato quale criterio di rinascita economica, e l'autogoverno delle comunità come strada per ricostruire coesione ed identità sociale. Sviluppo locale e autogoverno da non vedere come romantica illusione di uno sviluppo alternativo dolce rispetto al modello occidentale, ma come unica via d'uscita a quell'implosione della statualità di cui si è parlato sopra.
In particolare è necessario ripensare il modello di sviluppo economico di queste aree: quando si propone l'economia di mercato in realtà si continua a guardare al vecchio apparato produttivo pre-bellico. Ma è un modello non più riconvertibile, fortemente centralizzato e piramidale, malato di gigantismo, privo di qualsiasi sensibilità ambientale e modellato su un mercato, quello dell'allora Jugoslavia, che non esiste più.
Riproponendolo si rischia di imboccare una strada priva di prospettive, e funzionale solo all'investimento mordi e fuggi oppure al rilancio dei vecchi apparati di controllo delle grandi aziende di stato.
Le particolari ed inedite condizioni di transizione post comunista e post bellica nelle quali si trovano i paesi dell'area balcanica richiedono invece risposte altrettanto originali. Bisogna far leva sulle potenzialità materiali ed ambientali del territorio ed attivare le risorse umane, che pure esistono, data l'alta scolarità diffusa e per molti l'esperienza formativa all'estero. Si può invertire forse in questo modo il clima esistente di diffusa deresponsabilizzazione individuale e collettiva, principale retaggio culturale del passato. Per far ciò bisogna immaginare un percorso economico fortemente intrecciato ai saperi e alle intelligenze locali, alle tradizioni culturali e alle nuove sensibilità ambientali, disegnando uno sviluppo integrato del territorio su cui far convergere le risorse residue e gli aiuti internazionali. Un disegno fondato da un lato sulle professioni della qualità, ad alta intensità umana e creativa e dall'altro sul settore primario, con progetti partecipati in agricoltura, zootecnia, indotto dei servizi, dell'artigianato e dell'industria di trasformazione, ma anche turismo rurale e termalismo. Al servizio di ciò va costruito un sistema di micro-finanza locale, che dia accesso al credito anche a chi non si è arricchito dai profitti di guerra.
Questo approccio ha come caratteristiche fondamentali di essere endogeno; di contare sulle proprie forze (risorse naturali, umane, finanziarie, organizzative); di prendere come punto
di partenza la logica dei bisogni (salute, istruzione, trasporti, infrastrutture collettive, ecc.); di dedicarsi a promuovere la simbiosi tra le società umane e la natura; di restare aperto al cambiamento istituzionale.
Un altro sviluppo è dunque possibile. Richiede da un lato un contenitore ampio e partecipato, come dovrebbe essere un'Europa allargata fatta dai territori e dalle comunità anziché dai governi e dalle banche. E dall'altro un sistema economico che parta dal locale, e dal positivo che ancora vi si trova. E' una sfida grande che ci riguarda, che riguarda l'insieme dell'Europa, la nostra e quella al di là del mare.

di Michele Nardelli

Montenegro: aggiornamenti sul caso 'Nacional'

27/09/2001 -  Luka Zanoni

L'ex partner del controverso businessman Stanko Subotic Cane, Srecko Kestner, ha informato il settimanale croato "Nacional" di essere pronto ad aiutare la commissione parlamentare montenegrina incaricata di far luce su quanto "Nacional" aveva scritto nel maggio di quest'anno. Ci si ricorderà che il settimanale di Zagabria aveva in un lungo articolo (seguito poi da una serie di altri articoli e da un'intervista di venti pagine rilasciata dallo stesso Kestner) spiegato le relazioni tra il presidente del Montenegro Milo Djukanovic e la mafia balcanica impegnata nel traffico di sigarette. Secondo quanto affermato da Srecko Kestner, "Djukanovic è ancora il principale protettore politico del contrabbando di sigarette" che si effettua con i camion della ditta "Zetatrans". Secondo le parole di Kestner il denaro guadagnato con il contrabbando del tabacco si "lava" tramite la Banca di Credito o la banca Atlas di Podgorica, che sono "di proprietà di Milo e di Aco (fratello del presidente. N.d.T.) Djukanovic e di alcuni loro partner". Kestner non solo ha dichiarato di essere stato testimone alla consegna di una borsa piena di denaro portata nel gabinetto di Djukanovic, quando era primo ministro, dal defunto Vanja Bokan, ma ha aggiunto inoltre che la scorsa settimana ha ricevuto una lettera dal gabinetto del consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Djukanovic, Vukasin Maras, nella quale è stato avvertito che con le sue dichiarazioni a Nacional "ha offeso molte persone in Montenegro" e che egli "si deve preoccupare per la propria sicurezza".
La commissione, composta da più partiti politici, si è già riunita diverse volte senza tuttavia ottenere alcun risultato, tranne l'aver constatato che della lista di nomi che la commissione ha invitato alla collaborazione nessuno si è fatto sentire, mentre altri hanno fornito informazioni insufficienti. Il presidente della commissione parlamentare Vuksan Simonovic ha infatti dichiarato che suddetta commissione ha già esplicitamente invitato Kestner, ma egli non ha risposto. Oggi Kestner dichiara di essere pronto a testimoniare se sarà interrogato in Svizzera, dove principalmente vive, oppure in Croazia, ed è anche pronto a dire tutto davanti al tribunale, mentre non ha alcuna intenzione di rilasciare dichiarazioni o prove, di quanto ha precedentemente affermato per Nacional, al MUP (Ministero dell'Interno) montenegrino perché è "sotto l'assoluto controllo di Djukanovic". Simonovic ha aggiunto allora che durante la quarta commissione proporrà che si possa fare anche questo sforzo anche che se Kestner non risponderà per iscritto riguardo le accuse contenute in Nacional, e poi proporrà che un gruppo vada da lui per parlare prescindendo dal fatto che si trovi in Svizzera o a Zagabria. La prossima seduta della commissione parlamentare proseguirà il 16 ottobre.

Croazia: costo della vita in progressiva crescita

21/09/2001 -  Anonymous User

Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Nazionale croato di statistica, in agosto nel paese i prezzi sono cresciuti dell'1,8% rispetto a luglio, dato che porterebbe l'inflazione annua nel 2001 al 21,8%. Si tratta di una differenza enorme se confrontata all'inflazione rilevata tra luglio 2000 e luglio 2001, che era soltanto del 5,8%. Nell'ultimo mese, mentre i prezzi dei generi alimentari sono diminuiti (-0,1%), quelli dei servizi sono cresciuti in modo drammatico (8,6%). Principale responsabile è la Telecom croata, che secondo i dati forniti ha aumentato le tariffe delle telefonate del 103,8% (Vecernji list, 11.9). Sul quotidiano Jutarnji list del 12 settembre vengono riportate le iniziative intraprese dalle associazioni per la difesa dei consumatori. Il coordinamento di tali associazioni valuta che gli aumenti menzionati sono in realtà superiori rispetto ai dati statistici pubblicati, e insiste affinché venga abolito il monopolio della Hrvatska Telekom.Rispetto alla situazione economica, vengono fatte valutazioni anche da parte dell'Unione degli studenti di Zagabria, secondo cui la qualità della vita degli studenti si trova in una condizione di drammatica regressione (Slobodna Dalmacija, 10 settembre). Secondo le dichiarazioni dei portavoce dell'Unione, il principale responsabile degli ultimi aumenti dei prezzi dei servizi per studenti - dalle mense agli alloggi - è il Ministro della scienza e della tecnologia, Hrvoje Kraljevic. L'Unione degli studenti conclude anche che se la tendenza attuale si dovesse protrarre, la possibilità di accedere agli studi superiori diverrebbe prerogativa dei pochi studenti abbienti.
Nel frattempo, presso il Sabor (parlamento) è in discussione la nuova legge relativa all'assistenza sanitaria statale, che prevede l'annullamento di molte prestazioni mediche attualmente gratuite. Si prevede che con il nuovo anno i pazienti dovranno compartecipare alle spese in una misura variabile tra il 20 e l'80% del costo del servizio, mentre restano gratuiti solo pochi servizi rivolti a bambini, studenti e donne in stato interessante.

FRY: Serbia e Montenegro si preparano al cambio in Euro

17/09/2001 -  Anonymous User

La campagna "L'Euro è un nuovo Marco tedesco" è iniziata oggi in Serbia e durerà fino al 1 febbraio 2002. Il cambio delle valute correnti nazionali dei paesi della UE inizierà in Serbia il 1 gennaio, e la Banca nazionale di Jugoslavia ha già ottenuto 276,5 milioni di Euro da offrire ai cittadini. Il governatore della banca nazionale Mladjan Dinkic ha affermato che "se necessario la banca centrale sarà pronta a chiamare quantità addizionali della valuta europea". Dinkic ha aggiunto che il cambio potrà essere svolto attraverso 2,500 uffici dislocati nel paese. Un lieve disagio è stato notato nella popolazione durante gli ultimi mesi, da quando si è saputo che la più comune valuta straniera in Serbia, il marco tedesco, sarà fuori corso. Il cambio è atteso con qualche apprensione, grazie anche al fatto che manca una fiducia nel sistema bancario jugoslavo dopo il crollo devastante e le frodi piramidali nel 1990. Una certa apprensione riguardo l'imminente sostituzione del Marco con l'Euro viene riscontrata anche in Montenegro. Dal primo gennaio 2002 infatti anche il Montenegro adotterà l'Euro come moneta ufficiale. Lo ha annunciato il primo ministro montenegrino Zarko Rakcevic. La banca nazionale montenegrina ha dichiarato che attualmente nel paese circolano 200 milioni di marchi tedeschi. In accordo con le tendenze dei 12 dell'Unione Europea, entro marzo tutti i marchi saranno ritirati.
Il Montenegro, a differenza della Serbia, già da circa tre anni adotta come moneta ufficiale il marco tedesco al posto del dinaro. Tuttavia per le medesime ragioni su esposte, ovvero una motivata sfiducia nei confronti del sistema bancario, i cittadini sono disorientati e piuttosto riluttanti nei confronti del nuovo corso. Oltretutto durante le prime dichiarazioni ufficiali sembrava che il cambio da marchi a euro potesse essere fatto senza problemi presso gli sportelli delle banche, e ciò fino ad una somma massima di diecimila marchi senza alcuna provvisione e senza denuncia del proprio capitale. Le ultime notizie, pubblicate la scorsa settimana dai quotidiani montenegrini (Vijesti, Blic Montenegro), accennavano invece ad una riduzione a 5.000 marchi della somma massima di cambio senza provvisioni. Mentre i possessori di somme di denaro più cospicue stanno pensando di investire negli immobili, per non scoprire e denunciare la propria reale posizione di capitale, vendendo le proprietà a cambio avvenuto. Forti sospetti esistono inoltre riguardo la possibilità di ripulire il denaro sporco, accumulato con traffici illegali, dalla locale criminalità organizzata.