Economia

Niente pensioni per i mostarini

12/05/2001 -  Anonymous User

Il fondo per le pensioni di Mostar è vuoto, dice il suo direttore Ivan Bender (BHTV 24.04.2001), e la colpa è tutta della Hercegovacka Banka. Quando si troverà il denaro per riempire il grande buco che si è creato, avremo le condizioni per versare le pensioni.

La storia della banca erzegovese ha cambiato il volto dell'intera regione. Di questa banca non si serviva solo l'intera area della cosiddetta Herceg-Bosna (la zona a maggioranza croata della Bosnia) ma anche molte istituzioni della parte bosniaca di Mostar. Così tutti gli impiegati delle scuole, delle istituzioni culturali e degli ospedali di Mostar est (la parte a maggioranza musulmano-bosniaca) sono rimasti senza stipendio, perché era sempre stata l'Hercegovacka Banka a coordinare il sistema di pagamento nella zona. In ogni caso, la vicenda di questa banca sembra stia giungendo al termine.

Dopo il primo tentativo - fallito - di metterla sotto controllo,
Wolfgang Petrisch ha organizzato un'altra operazione, questa volta riuscita. Nella notte del 17 aprile scorso le unità speciali della polizia militare britannica (SAS) sono entrate nel palazzo
della banca con l'intento di sequestrarne i documenti segreti. Per aprire la cassaforte i militari hanno dovuto utilizzare addirittura della dinamite. L'Hercegovacka Banka, dicono nella sede di Sarajevo dell`Alto Rappresentante della Comunità Internazionale, è stata un ottimo luogo di riciclaggio del denaro sporco (Dani, 20.04.2001).

Ora dunque la vicenda è terminata, e saranno nuove banche a seguire il sistema dei pagamenti in Erzegovina.

'L'Europa senza frontiere ha una nuova linea Maginot'

05/05/2001 -  Anonymous User

L'entrata nella Unione Europea non sarà la panacea per tutti i mali, ma potrà costituire una piattaforma su cui rilanciare la pace, la convivenza civile e lo sviluppo locale nei Balcani. I tempi sono ormai maturi per fissare date, scadenze e parametri che guidino questo percorso. E' questo il messaggio chiaro che viene dall'incontro "Di-Segnare l'Europa. I Balcani tra integrazione e disintegrazione", promosso oggi nell'ambito del World Social Forum (Padova, 4-6 maggio) dall'ICS - il Consorzio Italiano di Solidarietà che raggruppa oltre cento associazioni e gruppi locali italiani impegnati da anni nel sostegno e nella ricostruzione dell'Europa sud orientale - e dall'Osservatorio sui Balcani.
"L'attenzione materna dell'Europa democratica è necessaria", conferma il sindaco di Sarajevo, Muhidin Hamamdzic, parlando di "supervisione opportuna e bene accetta", fino a quando le cose non cambieranno, assumendo un corso normale, logico, maturo e quotidiano. Hamamdzic spiega i conflitti e le incomprensioni con la comunità internazionale come "il risultato della nostra impazienza e del nostro desiderio di accelerare il processo che condurrà la Bosnia al luogo a cui essa da sempre appartiene: l'Europa". Ma, accusa il sindaco di Sarajevo, l'Europa per ora si rivela matrigna: "Dopo la caduta del muro di Berlino, l'Europa sta costruendo nuovi muri verso l'Est! I paesi in transizione sono letteralmente 'tagliati fuori' dall'Occidente. L'Europa senza frontiere ha una nuova linea Maginot, un 'corridoio sanitario' tra se stessa e i paesi in transizione, e, oso dire, in particolare verso la Bosnia. Il visto Schengen è un nuovo male e un nuovo Muro di Berlino. La città di Sarajevo e il mio intero paese sono immensamente riconoscenti alla Comunità Internazionale per avere fermato la guerra in Bosnia. Ma, saremmo molto più felici se poteste impedire altri potenziali conflitti. L'Europa, con il sistema di Schengen, si comporta come una brava donna di casa che cerca di nascondere le immondizie sotto il tappeto, ma senza risolvere nulla. La differenza tra poveri e ricchi è sempre più grande e sempre più profonda".
Nella parte ricca dell'Europa, confermano gli altri relatori, da Kiro Gligorov, ex-Presidente della Repubblica di Macedonia, a Gabriele Martignago (Patto di Stabilità per il sud est Europa) a Jovan Teokarevic (Istituto per gli Studi Europei, Belgrado) e Diana Çuli (Forum delle donne albanesi, Tirana), si continua a non riflettere sulle dinamiche retrostanti alle tragedie degli anni '90 e si pensa ancora ai paesi balcanici solo come ad un terreno di incursione, rischiando di perseverare nella mera ricerca di proprie aree di influenza nazionale senza sviluppare un approccio d'area complessivo."Le transizioni post-coloniali - osserva Rada Ivekovic (Università di Parigi-8) - assomigliano alle transizioni post-comuniste, o comunque che le difficoltà di sviluppo del Terzo Mondo assomigliano sempre di più a ciò che noi vediamo in alcuni paesi dei Balcani e dell'Europa dell'Est, se non in tutti i paesi dell'Europa centro-orientale. Possiamo allora imparare qualcosa da quell'esperienza".
Il futuro economico del sud est Europa, avvertono con accenti diversi i relatori dal palco del World Social Forum, non può essere garantito né dalle chimere degli investimenti occidentali di rapina, né tantomeno dal perdurare dell'assistenzialismo umanitario. Occorre immaginare invece un percorso economico inedito, conclude Giulio Marcon (Ics) tirando le fila del convegno, bisogna costruire un disegno di sviluppo integrato del territorio, sul quale far convergere le risorse locali e gli aiuti internazionali, puntare sull'autogoverno delle comunità, costruire società civile.