I risultati sono chiari. Dopo quattro anni, la Croazia ritorna al punto di partenza. La timidezza della propria politica e la litigiosità interna tra le ragioni della sconfitta di Racan. L'Europa il banco di prova della nuova coalizione.
I leaders dei due maggiori partiti si sono confrontati in Tv a tre giorni dalle elezioni. Per i media è risultato più rassicurante Racan, ma per i sondaggi l'Hdz è ancora più forte. Sempre più difficile per gli elettori cogliere le differenze tra i due.
Per ottenere un documento da viaggio UNMIK la trafila è incredibilmente complicata e spesso termina con l'insuccesso. E per risalire all'identità dei richiedenti l'amministrazione internazionale esige documenti di identità emessi dalle autorità serbe.
I cattivi risultati in ambito economico hanno spinto il premier macedone Branko Crvenkovski a sostituire i ministri che guidavano l'economia e a riconoscere il fallimento di alcune delle proprie strategie di sviluppo.
Il presidente dell'Unione di Serbia e Montenegro prosegue nella serie di scuse per il male commesso durante la guerra degli anni '90, dopo la Croazia e la Bosnia ora è il momento della comprensione in casa
Governo e opposizione ostentano toni concilianti sulla questione dei profughi, interessati a corteggiare la comunità internazionale nella imminenza delle elezioni. Per i Serbi 16 secondi a testa per votare.
Secondo i sondaggi, il voto di domenica prossima non permetterà né alla destra (Hdz) né alla sinistra (Sdp) di governare da soli. Il Partito Croato dei Contadini (Hss) è pronto a coalizzarsi con entrambi gli schieramenti. Chi offre di più?
Nonostante il candidato ultranazionalista abbia ottenuto il maggior numero di voti alle presidenziali e nonostante sia atteso il suo buon risultato anche nelle elezioni politiche di dicembre, non c'è pericolo di un ritorno al regime di Milošević.
Il presidente della Unione Serbia e Montenegro dichiara a Sarajevo che i popoli non possono essere considerati responsabili per il male commesso dai singoli, ma presenta le scuse per le sofferenze subite dai Bosniaci.
Nelle cruciali giornate a ridosso del voto, i socialdemocratici si rivolgono a cantanti e atleti dalle dubbie inclinazioni politiche per aumentare i propri indici di gradimento. Per i sondaggi l'Hdz è in lieve vantaggio.
Fallite per la terza volta consecutiva nell'arco di 14 mesi le elezioni presidenziali serbe. Il candidato dei Radicali batte il candidato della DOS per 10 punti percentuali
All'indomani delle elezioni politiche del novembre 2002, sotto forti pressioni UNMIK, si era arrivati ad una coalizione di governo che raggruppava tutti i maggiori partiti politici kossovari. Ora sono in molti a metterla in discussione.
La Sdp, al governo con Ivica Racan, e l'Hdz, all'opposizione ma con sondaggi lusinghieri, dominano i commenti relativi al prossimo voto in Croazia. Proponiamo una intervista con l'esponente di una formazione minore, Zoran Ostric, dei Verdi.
Parlano bulgaro, no macedone! In Albania, sulle sponde del lago di Prespa e nella regione montagnosa di Golo Bordo vivono alcune comunità che parlano un antico dialetto slavo. Sofia e Skopje se le contendono.
A due settimane dal voto, Sdp e Hdz procedono fianco a fianco nei sondaggi. Anche i temi delle rispettive campagne elettorali si sono avvicinati, mentre cresce la insofferenza verso i partiti minori. I possibili scenari del dopo elezioni
Le imminenti elezioni in Croazia il possibile ritorno dell'HDZ al potere sono il tema di questa settimana della trasmissione "Scenari verso Est" condotta da Angelo Saso, in collaborazione con Osservatorio sui Balcani e Notizie Est.
Nel corso di una recente visita ufficiale, gli Stati Uniti negano voci relative ad un loro prossimo disimpegno dal Paese. La presidenza bosniaca replica offrendo territorio per la costruzione di basi e soldati per l'Iraq
"Il mio cuore è con Racan". Sono le parole pronunciate a Zagabria da Schroeder dopo l'incontro con il leader socialdemocratico croato. Secondo Sanader, della Unione Democratica Croata (Hdz), Berlusconi tiferebbe invece per loro. Come anche gli Stati Uniti.
La nostra corrispondente a Sofia, Tanya Mangalakova, ci riporta alcune reazioni alla pubblicazione, da parte della Commissione europea, delle relazioni sull'andamento del processo di intergazione di Bulgaria e Romania.
Sono passate due settimane dalla morte di Alija Izetbegovic, il primo presidente della nuova Bosnia ed Erzegovina. La vita va avanti, ricordi e memorie restano divisi.
Il premier messo alle corde dai nuovi scandali di corruzione, dalle proteste dei lavoratori, dalle incerte votazioni sulla fiducia al governo e dalle recenti richieste degli alleati politici dovrà indire le elezioni anticipate cui a lungo si era opposto
Sui media albanesi pubblicata un'autodenuncia per trafficking. Un giovane albanese ne spiegato le dinamiche ad un quotidiano di Tirana. Nella drammatica indifferenza dell'opinione pubblica.
Tudjman e Milosevic avevano piani precisi per dividere la Bosnia Erzegovina tra Serbia e Croazia. Lo ha confermato Ante Markovic in una testimonianza resa di fronte al Tribunale dell'Aja.
Lo scorso fine settimana si è svolto in Bulgaria il secondo turno delle elezioni amministrative. Riportiamo un articolo di Paolo Modesti, curatore del sito Bulgaria-Italia
Prosegue la collaborazione tra Osservatorio sui Balcani e Scenari verso Est, la trasmissione di RAI News 24 dedicata alla regione balcanica e condotta da Angelo Saso. Tema di questa settimana la crisi politica in Serbia e il TPI dell'Aja.
Manette ai polsi di Agim Ceku, a capo del TMK. Arrestato in Slovenia in base ad un mandato di cattura internazionale emesso da una corte serba. Ceku è stato poi rilasciato su forti pressioni UNMIK.
La stampa albanese commenta ampiamente in questi giorni la mancata nomina lo scorso 23 ottobre, da parte del Parlamento, di due nuovi ministri proposti dal premier Fatos Nano.
Due bulgari su tre non vanno a votare per le elezioni locali. Vittoria di Pirro per i socialisti, crollo del partito dell'ex zar Simeon. Un articolo di Andrea Ferrario, pubblicato su Notizie Est.
I mega centri commerciali sono i maggiori rivali della influente Chiesa croata. Per assecondarla, nell'imminenza delle elezioni, il governo di centro sinistra decide di vietarne la apertura domenicale. Ma il 70% del clero croato è per l'HDZ.