Minoranze

Macedonia: la nuova legge sulle autonomie locali

01/01/2002 -  Anonymous User

Pronto un nuovo disegno di legge per regolare le competenze delle autonomie locali. Ma all'interno del governo vi sarebbero divergenze di vedute su quando affrontare l'iter parlamentare.

I musulmani slavi dei Balcani

17/12/2001 -  Anonymous User

Predrag Matvejevic in un suo articolo per "Le Courrier des Balkans" affronta il tema della comunità musulmana nel Sud Est Europa. Avanguardia di una possibile espansione islamista in Europa? Lui ci spiega perché non è così.

Tetovo, un'altra città divisa?

12/12/2001 -  Anonymous User

Il nostro corrispondente ci racconta di Tetovo, in Macedonia, città che rischia di seguire il destino di altre città dei Balcani, divise dalla folle logica dell' "omogeneità etnica".

Bosnia Erzegovina: nuovi scontri a Stolac

12/12/2001 -  Anonymous User

Il difficile rientro della comunità bosniaco-musulmana nella cittadina a trenta chilometri da Mostar. Anche in questi giorni nuovi e preoccupanti incidenti.

Politically uncorrect: i libri di testo in Bosnia Erzegovina

07/12/2001 -  Anonymous User

Il ministro dell'educazione della Republika Srpska denucia il persistere di libri di testo adottati in Federazione con contenuti offensivi nei confronti della comunità serba. Ma anche la RS non se la passa meglio.

Istria e Vojvodina, voglia di decentralizzare

03/12/2001 -  Anonymous User

Una delegazione istriana visita Novi Sad: tra le situazioni che viviamo vi sono forti somiglianze, occorre essere protagonisti nella futura Europa delle regioni.

Riesumazioni e ritorni

27/11/2001 -  Davide Sighele

Ritornano le minoranze e cominciano a vivere nuovamente luoghi che per anni erano rimasti abbandonati. E così riemergono i corpi ed i crimini della pulizia etnica. Il difficile ritorno alla normalità in Bosnia Erzegovina.

Elezioni in Kossovo: un passo verso la distensione?

21/11/2001 -  Davide Sighele

Tiene il partito di Ibrahim Rugova ma come vanno interpretate le sue dichiarazioni pro-indipendenza? E la patecipazione dei serbi al voto influenzerà il futuro della regione? Ne parliamo con Emiliano Bertoldi.

Ci sarà il ritorno? Alcuni giorni con i profughi dal Kossovo

20/11/2001 -  Anonymous User

La voglia di rientrare, la paura di farlo. Alcuni giorni passati in Serbia tra i serbi originari del Kossovo. Un racconto di Livio Vicini.

Rom città chiusa

20/11/2001 -  Anonymous User

Un anno passato tra una comunità di rom Rudari, di origine rumena ma già stanziali in ex-Jugoslavia, a Roma. Un documentario ne denuncia le condizioni di vita.

Elezioni in Kossovo: le opinioni degli operatori italiani

17/11/2001 -  Davide Sighele

Sembra regnare una strana atmosfera. Di disillusione rispetto ai cambiamenti che queste elezioni politiche potranno portare. Ed intanto vi è una sostanziale incertezza sulla partecipazione della comunità serba: le indicazioni di Belgrado verranno seguite?

In Kosovo è iniziato il silenzio elettorale

16/11/2001 -  Anonymous User

È iniziata questa notte, in Kosovo, la fase di silenzio che precede la votazione di domani 17 novembre. Il silenzio elettorale verrà mantenuto fino alla chiusura dei seggi (1.660 che saranno aperti dalle 7.00 di mattina), ossia fino alle ore 20.00 di sabato. Circa 1,2 milioni di elettori voteranno i 120 rappresentati del nuovo parlamento kosovaro. Secondo i dati dell'OSCE, degli oltre un milione di elettori i serbi registrati sono circa 170.000.
Da parte serba le elezioni saranno osservate dal Centro per le libere elezioni e la democrazia. Nella Serbia centrale, dove secondo un documento sottoscritto dal Commissariato della Repubblica per i rifugiati e dalla Organizzazione internazionale per la migrazione, verranno disposti 81 centri di voto con 177 seggi dove poter svolgere le elezioni, presso i quali sabato potranno votare gli oltre 98.000 serbi scacciati dal Kosovo. In Montenegro, su 30.000 profughi circa 20.000 hanno diritto di voto. Secondo i dati offerti dal Commissariato montenegrino per i rifugiati solo 7.000 hanno espresso il desiderio di votare alle elezioni kosovare. Nella repubblica del Montenegro verranno aperti 21 seggi dove si potrà votare in 19 comuni, che verranno scrutati dalle organizzazioni internazionali e dal Commissariato montenegrino per i rifugiati.

Profughi: il villaggio dove tutti sono tornati

10/11/2001 -  Anonymous User

Il caso particolare e ben augurante della cittadina di Busovaca, in Bosnia centrale, dove tutti i cittadini fuggiti a causa della guerra sono rientrati.

Bosnia-Erzegovina: fra rientri e volontà di partire

09/11/2001 -  Anonymous User

Sfollati e rifugiati serbi rientranti nella Bosnia centrale saranno assistiti da un nuovo ufficio aperto dalla Republika Srpska a Tuzla. Ma intanto il 70% dei giovani dell'entità bosniaca vorrebbe lasciare il suo paese.

Kossovo: accordo Haekkerup-Covic, i serbi andranno a votare

07/11/2001 -  Davide Sighele

A Belgrado UNMIK ed autorità federali yugoslave raggiungono un accordo per la partecipazione della comunità serba alle elezioni. Tra il malcontento dei partiti albanesi.

Prijedor: ritrovato probabilmente il corpo di padre Tomislav Matanovic

22/10/2001 -  Anonymous User

In un pozzo a pochi chilometri da Prijedor le autorità bosniache e quelle internazionali hanno rinvenuto cinque corpi, due donne e tre uomini. Uno è il corpo di una suora, un altro quello di un prete. Trovato seminudo ma con ancora il crocifisso al collo e con alcuni paramenti da messa. L'autopsia, che si è svolta oggi a Banja Luka, con tutta probabilità confermerà che si tratta di Padre Tomislav Matanovic, ex parroco cattolico di Prijedor, "scomparso" il 19 settembre del 1995. Secondo un'indagine condotta dall'IPTF, polizia internazionale che fa capo alle Nazioni Unite, il parroco fu arrestato dalle autorità serbe nella notte del 25 agosto del 1995. Nella stessa notte la sua casa fu saccheggiata e la chiesa distrutta. Padre Tomislav fu poi messo agli arresti domiciliari, nella casa dei genitori. Infine il 19 settembre, nella notte, due macchine prelevarono padre Tomislav ed i suoi genitori. Di loro non si seppe più nulla. Ora la tragica scoperta.
Le riesumazioni intanto continuano anche nelle altre fosse comuni rinvenute nell'area di Prijedor. In un clima di grande tristezza da parte dei musulmano e croato-bosniaci ritornati dopo essere fuggiti alle azioni di pulizia etnica e di sostanziale imbarazzo da parte della comunità serba.

Croazia-BiH: notizie sui rifugiati

18/10/2001 -  Anonymous User

I rifugiati serbi originari della Croazia hanno tempo fino al 31 dicembre per consegnare la richiesta per accedere ai programmi di ricostruzione delle proprie case in Croazia. Secondo il Governo croato questo termine ultimo deve essere rispettato essendo definitivo. L'Alto Commissariato per i Rifugiati ha ribadito che possono accedere ai diversi programmi coloro i quali risiedevano in Croazia nel 1991 e che lì possiedono un immobile. Possono accedervi inoltre anche le persone garantite da particolari contratti di affitto.
Le richieste possono essere consegnate in appositi uffici in Croazia, presso le sedi consolari e diplomatiche del Governo croato o negli uffici dell'UNHCR. Al modulo per la richiesta vanno allegati documenti che attestino le intenzioni della famiglia a risiedere nell'immobile ricostruito, che non si siano ricevuti altri aiuti e crediti per la ricostruzione dello stesso e che non si possiedano altri immobili in Croazia (iRADIO, 07.10).
Per quanto riguarda i ritorni delle minoranze interessanti notizie arrivano anche dalla Bosnia-Erzegovina. Le agenzie internazionali che si occupano di questa tematica hanno fatto sapere che, in base ai dati raccolti nell'agosto 2001, in sei mesi la percentuale dei casi risolti di reclami di ex-proprietari per ritornare in possesso di proprietà dovute abbandonare in seguito alle vicende di pulizia etnica durante la guerra è aumentata.
L'indice preso in considerazione da OSCE, OHR ed UNHCR viene calcolato in base alla percentuale di reclami accolti dai tribunali locali ed alla percentuale di proprietà ritornate effettivamente in mano ai legittimi proprietari in seguito a decisioni in tal senso degli organi giudiziari.
In generale è da notarsi un incremento dei casi risolti positivamente dell'11% in tutto il Paese. Come in passato le nuove leggi sulla proprietà, approvate su forti pressioni internazionali nell'ottobre del 1999, trovano più difficoltà ad essere implementate con successo in Republika Srpska che non in Federazione. Infatti in quest'ultima sono stati risolti il 42% dei casi di reclami su proprietà abbandonata mentre la percentuale scende al 22% per quanto riguarda la Republika Srpska.
I miglioramenti nell'implementazione delle leggi sulla proprietà sono costanti ma troppo lenti, affermano le Agenzie internazionali. Per questo propongono ulteriori emendamenti alle leggi stesse in modo da diminuire le fonti di resistenza ed attrito rispetto ad un pieno ritorno delle minoranze e degli sfollati. La maggior parte degli emendamenti riguarderanno in particolare la diminuzione dei diritti di chi ha occupato illegalmente un immobile. Solo le famiglie più vulnerabili verranno tutelate potendo rimanere nell'immobile occupato fino a quando un'alternativa credibile è disponibile.

Il Presidente dell'Assemblea della Vojvodina: Belgrado si comporta ancora da padrone

17/10/2001 -  Anonymous User

Non appena è venuto a conoscenza della decisione della rete nazionale televisiva pubblica RTS in merito ai direttori della filiale di Novi Sad il Presidente dell'Assemblea della Vojvodina, Nenad Canak, si è recato presso gli studi della Radio Televisione della Vojvodina ed ha platealmente strappato dall'entrata la targa della rete nazionale. Calpestandola ha poi dichiarato che non avrebbe permesso più a Belgrado di calpestare i diritti della Vojvodina.
Su suoi ordini il logo della RTS è stato rimosso da entrambe le reti televisive di Novi Sad. Nenad Canak nello specifico contesta che i direttori editoriali della televisione vengano ancora nominati dall'ufficio centrale della RTS a Belgrado e non dall'Assemblea regionale della Vojvodina. Dopo il cambio di governo, che ha portato alla presidenza della Federazione Kostunica, ci si aspettava infatti che l'autonomia della sede locale di Novi Sad della RTS venisse ristabilita ma invece, secondo le dichiarazioni di Canak "Belgrado si comporta ancora da padrone". I diritti che originalmente spettavano all'Assemblea della Vojvodina, fondatrice della NS TV (Radiotelevisione della Vojvodina), erano stati trasferiti all'Assemblea della Serbia quanto la rete locale era stata integrata nella RTS (rete nazionale). Canak ha di fatto dichiarato che la NS TV non farà più parte della RTS e che sarà compito dell'Assemblea della Vojvodina discutere e decidere sul futuro dell'emittente.
Le reazioni a questa dura presa di posizione, che si inserisce in un ampio dibattito in merito all'autonomia, se non indipendenza, di questa relativamente benestante provincia della Serbia, non si sono fatte attendere.
Zoran Zivkovic, uno tra i leader della coalizione DOS, ha affermato di aver trovato strano che la reazione così significativa di Canak avvenga adesso e non quando è stato nominato il consiglio d'amministrazione della RTS. "Avessero scelto il candidato sostenuto da Canak, ha aggiunto, certamente tutto questo non sarebbe accaduto". Si è poi soffermato sulla questione dell'autonomia della Vojvodina: "La Vojvodina ha pieno diritto nella propria autonomia, cosa che tra l'altro è anche prevista dalla Costituzione. Certo è che questo tipo di comportamento rischia di compromettere e render più difficoltoso il cammino verso l'autonomia sulla quale, in generale, siamo tutti d'accordo" (Glas Javnosti, 11.10).E' meno moderata invece la posizione del Partito Democratico della Serbia (DSS) guidato da Vojislav Kostunica. Secondo il Presidente Federale, Canak si sta comportando come se tentasse i primi passi verso un colpo di Sato. La medesima opinione è ribadita in un comunicato da parte del DSS fatto in seguito alla "rumorosa" entrata di Canak nella sede dell'NS TV ed alle minaccie da parte dello stesso di portare parte della compagnia petrolifera nazionale sotto il diretto controllo dell'amministrazione provinciale della Vojvodina.( B92, 10.10).

Kossovo: i serbi per ora non andranno a votare

17/10/2001 -  Anonymous User

La campagna elettorale per le elezioni generali del 17 novembre è definitivamente iniziata senza però che alcun partito o coalizione che rappresenta la comunità serba abbia ad oggi confermato la propria partecipazione. Questo anche dopo l'inaspettata registrazione per votare di 178,000 serbo-kossovari, avvenimento che aveva fatto ben sperare. Dopo l'insuccesso della Comunità Internazionale nel convincere la componente serba della popolazione a prendere parte alle ultime amministrative molti temevano che il totale fallimento si sarebbe infatti ripetuto. Per ora non è ancora così e la situazione permane statica e nessuno conferma in modo definitivo la propria partecipazione.
Nebojsa Covic, a capo dell'apposita commissione creata dalle autorità serbe per gestire la "questione Kossovo", si è recato questa settimana in Italia dove è stato esortato ancora una volta a fare in modo che la comunità serba del Kossovo prenda parte a queste elezioni. Per rassicurare la autorità serbe sono state anche in quest'occasione ribadite le garanzie delle quali la Comunità Internazionale si farà carico: libertà di movimento, accelerare il ritorno degli sfollati ecc.
Ma la comunità serba rimane del tutto indecisa. In un incontro di protesta a Mitrovica, il segretario dell'espressione locale del DSS di Kostunica, Marko Jasic, davanti ad una folla di 4,000 persone ha dichiarato che "...i serbi non dovrebbero partecipare alle elezioni se per muoversi in Kossovo devono farlo all'interno dei blindati della KFOR e se vengono ancora assassinati per le strade...se parteciperemo perderemo tutto, non partecipando ci rimarrà almeno qualche speranza...". Jaksic ha poi terminato chiedendo ai politici di Belgrado di spendere un po' più tempo in Kossovo in modo da rendersi conto delle terribili condizioni di vita alle quali è costretta la comunità serba (Tanjung, 13.10). Intanto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato, dopo un briefing con i responsabili dell'amministrazione internazionale del Kossovo, i leader albanesi a sostenere gli sforzi per garantire la sicurezza e combattere l'estremismo e gli atti terroristici nei confronti delle minoranze e, come ha affermato l'Ambasciatore irlandese Richard Ryan, ad assumersi "la responsabilità di assicurare delle elezioni pacifiche, democratiche ed inclusive".

Prijedor: la scuola ed il ritorno delle minoranze

17/10/2001 -  Anonymous User

Da Prijedor Annalisa Tommasi

Prijedor, seconda città della Republika Srpska, BiH, se in passato era il simbolo della pulizia etnica inizia ora ad essere riconosciuta come uno dei luoghi in tutta la Bosnia-Erzegovina dove maggiore è stato il rientro delle minoranze, nello specifico dei musulmani-bosniaci. Secondo la stima della Fondazione per la ricostruzione di Prijedor, associazione bosniaco-musulmana che promuove il processo di rientro di sfollati e rifugiati, sono rientrati circa 15.000 bosniaci su una popolazione totale di Prijedor di circa 100.000 abitanti. Quindi oggi circa il 15% della popolazione della municipalità è costituita da bosniaci rientrati. La maggior parte di essi sono anziani o pensioniati in quanto, probabilmente, essi hanno comunque assicurata la pensione, hanno in genere più difficoltà ad inserirsi in un nuovo ambiente e non sentono l'esigenza di cercare migliori condizioni di vita come spesso accade a famiglie con bambini.
Interessante è analizzare il settore scolastico alla luce di questi rientri e della convivenza delle diverse comunità nella municipalità. La scuola è infatti uno degli strumenti principali attraverso il quale la convivenza si costruisce ed una società multietnica e democratica può radicarsi.
Partiamo da alcuni dati sulla percentuale di studenti ed alunni appartenenti a minoranze rientranti rispetto alla popolazione scolastica totale. Tra gli 8099 alunni delle scuole elementari di Prijedor 242 sono sfollati o rifugiati che hanno fatto ritorno in città. Meno quindi del 3% del totale. In alcuni villaggi periferici, come ad esempio Ljublja, dove forte era la presenza della comunità croata e bosniaca vi sono invece circa 80-90 alunni su di un totale di 500 alunni e quindi la percentuale si fa sicuramente più significativa. Nelle scuole superiori di Prijedor la percentuale cala ulteriormente. Su 3832 alunni i 58 rientrati rappresentano meno dell'1,5%. A titolo di esempio nella scuola di economia di Prijedor su circa 800 studenti, 30 sono quelli rientrati e ben 282 appartengono alla comunità serba ma sono sfollati interni da altre zone della Bosnia-Erzegovina o rifugiati dalle Krajne.
L'integrazione scolastica delle minoranze che rientrano non è per nulla scontata ed è spesso un processo difficile. La situazione è particolarmente problematica in alcune aree dove oramai la popolazione è costituita per la maggior parte da bosniaco-musulmani ritornati. E' il caso di Kosarac, ad aluni chilometri dal centro di Prijedor.
La scuola di Kosarac è utilizzata oramai da più di sei anni come centro collettivo per ospitare famiglie serbe originarie delle Krajne, della Bosnia centrale o dell'Erzegovina. Per poter riutilizzare l'edificio come scuola i genitori dei bambini bosniaci si sono organizzati per trovare una sistemazione alternativa ai profughi e rifugiati che stavano ancora vivendo nel centro collettivo. Questo è sicuramente un fatto da giudicare in modo positivo. In tal modo la struttura è stata liberata per gli alunni della scuola dell'obbligo (solo quelli bosniaci nelle loro intenzioni, non anche quelli serbi che vanno attualmente a scuola in un villaggio vicino). Poi si sono trovati i fondi per la ristrutturazione dell'edificio. I lavori dovevano essere terminati per il mese di settembre, cosa non avvenuta proprio per incoprensioni su chi potrà poi frequentare la scuola di Kosarac. I genitori degli alunni bosniaci si sono inoltre organizzati per chiedere l'uso di libri di testo bosniaci (e non quelli in dotazione della RS) e per l'utilizzo del solo alfabeto con caratteri latini. Attualmente i bambini di Kosarac stanno seguendo lezioni condotte da insegnanti bosniaci, pagati dalla Federazione e non sottoposti, per loro scelta, al responsabile didattico di Prijedor. Si stenta quindi ad affermare il principo dell'integrazione scolastica per le reticenze di entrambi i gruppi etnici.
Non sempre per fortuna è così. E' il caso delle due scuole dell'obbligo di Hambarine (Hambarine e Rizvanovici), villaggio a sud di Prijedor, distrutto totalmente dalla pulizia etnica serba durante la guerra, dove vi sono in totale circa 30-40 bambini. Sono totalmente organizzate dal direttore didattico di Prijedor con un'insegnante serba e due bosniache e tutto sembra procedere bene.
La ADL sta lavorando su questo aspetto
L'Agenzia per la Democrazia Locale (ADL) con sede a Prijedor sta lavorando anche su queste tematiche. In particolare il Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa sta finanziando un progetto, elaborato dall'ADL in base al suggerimento del gruppo multietnico di donne di Prijedor, con lo scopo di promuovere occasioni di riflessione nelle scuole superiori con insegnanti, genitori e soprattutto studenti, su temi quali i diritti dell'uomo, i diritti delle minoranze, pace, giustizia ed infine il rientro e la questione dei profughi. Tale progetto coinvolgerà 20 insegnanti/animatori giovanili e almeno 500 studenti sia di Prijedor che di Sanski Most, cittadina della Federazione a pochi chilometri dal "confine" con la Republika Srpska nella quale vivono molti degli sfollati bosniaci originari di Prijedor e dove alcuni serbi stanno rientrando (circa 6.500 dei 25.000 che vi abitavano prima della guerra).

E' stata già organizzata una prima tavola rotonda per mettere in evidenza quali siano i problemi dei ragazzi rientrati. Dal confronto è emerso:

1. rispetto ai rientrati sono pochi i ragazzi che frequentano le scuole superiori questo soprattutto per l'età media alta dei rientrati (anziani) ;

2. i programmi didattici diversi e soprattutto l'uso del cirillico rappresentano la maggiore difficoltà per i ragazzi;

3. il rientro in un ambiente dove i ragazzi sono gruppo di minoranza rappresenta in ogni caso una causa di stress per i ragazzi/adolescenti che professori e responsabili dovrebbero tenere in considerazione e sulla quale dovrebbero lavorare. Ma per fare questo a loro volta dovrebbero essere preparati;

4. una novità importante è rappresentata dalla introduzione nelle III e IV superiori (cioè ultimo e penultimo anno) della materia "diritti umani e democrazia";

5. questione insegnanti di etnia non serba: in pochi lavorano a Prijedor ed i direttori, che hanno discrezionalità esclusiva in termini di scelta dei docenti, tendenzialmente non assumono non serbi;

Questi sono quindi alcuni degli aspetti cruciali emersi durante questo primo seminario. Solo se nei prossimi anni verranno positivamente discussi ed affrontati si potrà finalmente fare qualche passo avanti verso una società che ritorni ad essere multietnica.

Bosnia-Erzegovina: a Prijedor tragico ritrovamento di altre fosse comuni

16/10/2001 -  Davide Sighele

Prijedor, una delle città simbolo della pulizia etnica, tristemente famosa per i campi di concentramento di Omarska, Keraterm e Trnopolje. Descritti dai responsabili serbo-bosniaci per crimini contro l'umanità quali campi di "smistamento" e di "passaggio" di croati e bosniaco-musulmani che venivano poi espulsi dai territori del nord della Bosnia, furono nella realtà luoghi dove si compirono i più efferati crimini della pulizia etnica. Moltissime persone tra quei reticolati di filo spinato vennero seviziati, torturati ed uccisi.
I fatti di Prijedor furono descritti da un'indagine illuminante dell'Human Rights Watch/Helsinki pubblicata nel gennaio del 1997 dove si denunciava come molti dei responsabili delle pulizia etnica fossero ancora in città e non solo restavano impuniti, ma addirittura ricoprivano cariche importanti e di potere. Seguirono una serie di arresti da parte della IFOR/SFOR e Prijedor iniziò a vivere in un'atmosfera diversa e più favorevole al cambiamento dove i moderati poterono iniziare a governare a scapito dei partiti nazionalisti.
I tragici fatti di Prijedor, descritti in modo drammatico da testimoni e sopravvissuti, continuano ad avere pesanti conferme. Secondo informazioni avute dalla Commissione per il ritrovamento di scomparsi della Bosnia Erzegovina, negli ultimi mesi sono state identificate nella municipalità di Prijedor altre fosse comuni contenenti i corpi dei molti non-serbi vittime della pulizia etnica nella primavera-estate del 1992. Tre di esse sono state rinvenute nel complesso minerario di Ljubija, una presso il cimitero principale di Prijedor, una a Kozarac ed una nella Lijeva Obala, quartiere di Prijedor prima della guerra abitato quasi esclusivamente da bosniaco-musulmani e raso letteralmente al suolo durante le operazioni di pulizia etnica. La più grande è quella trovata presso la miniera di ferro di Ljubija dalla quale sono stati estratti i resti di 372 vittime.
Si tratta dei corpi delle vittime delle esecuzioni nei villaggi di Kozarac ed Hambarine e dei campi di concentramento di Omarska, Keraterm e Trnopolje che al termine della guerra, per evitare fossero scoperti dalle organizzazioni internazionali, vennero sotterrati in fosse comuni. I lavori di riesumazione sono durati circa tre settimane. Gli esperti hanno trovato anche una quarantina di documenti personali in buono stato che faciliteranno l'identificazione delle vittime.
E ritornano alla mente i racconti di alcune donne di Kozarac, divise dai loro figli e mariti li videro allontanarsi stipati su alcuni autobus. Per l'ultima volta. Gli stessi autobus secondo dichiarazioni di alcuni cittadini di Omarska furono visti dirigersi verso le miniere di Ljubija e tornare vuoti. Questi nuovi ritrovamenti non sono che una tragica conferma.

Studenti serbo-kossovari ritornano in Kossovo

16/10/2001 -  Anonymous User

L'Università di Pristina, spostata nel sud della Serbia dopo la crisi del 1999, verrà trasferita nuovamente in Kossovo. E' stato infatti deciso dal governo serbo che la maggior parte delle Facoltà, a parte quella di Belle Arti che avrà sede a Zvecan, saranno riaperte a Kosovska Mitrovica. Il Governo ha inoltre previsto per chi rifiutasse di continuare i propri studi in Kossovo di poter automaticamente spostarsi in uno degli altri cinque centri universitari del Paese.Alcune agenzie governative hanno già destinato alcuni edifici adeguati a sede della futura Università: per i corsi, per il rettorato e per i dormitori studenteschi.
Le lezioni dovrebbero cominciare nella seconda parte del mese di ottobre ma aleggia molto scetticismo e preoccupazione tra gli studenti, nonostante KFOR ed UNMIK abbiano garantito l'assoluta sicurezza delle locazioni prescelte.
Inoltre le università serbe si sono fino ad ora dimostrate a dir poco riluttanti ad accettare numeri troppo ingenti di studenti provenienti dall'Università di Pristina. Ufficialmente questo è dovuto alle difficoltà, prevalentemente finanziarie, che tutte le università hanno avuto quest'anno ad accogliere un numero accettabile di studenti. Situazione messa ancor' più in crisi dagli studenti provenienti dal Kossovo (in particolare all'Università di Nis).
In via meno ufficiale questa riluttanza è anche da ricercarsi nella scarsa preparazione contestata agli studenti dell'Università di Pristina. Quest'ultima era infatti conosciuta in passato per la corruzione, la mancanza di criteri seri di selezione e per dare rifugio a studenti che non erano stati in grado di terminare i loro studi nelle università di Nis, Belgrado o Novi Sad. Molti ad esempio a Nis temono che l'ammissione di questi studenti potrebbe seriamente danneggiare la qualità dei corsi di studio (Beta, 11.10).

Istria: tra Croazia ed Europa

08/10/2001 -  Anonymous User

La regione istriana rappresenta fin dall'inizio della storia della neonata Repubblica Croata, un caso politico, sociale e culturale molto particolare.

Kosovo: le elezioni dell''indipendenza'

08/10/2001 -  Anonymous User

E' iniziata la campagna elettorale per le elezioni generali in Kossovo , che dovrebbero tenersi il 17 novembre, senza che vi siano sostanziali divergenze tra i principali contendenti. Tutti vogliono che la loro provincia diventi uno Stato sovrano. Gli elettori dovranno solo decidere chi sarà a guidare i kossovari su questa strada.
A differenza del clima di violenza che ha caratterizzato le elezioni locali dello scorso anno, i partiti politici, in particolar modo i più militanti, hanno favorito un'apparenza più liberale e progressista, rendendosi conto di avere maggiori probabilità di raggiungere il potere dimostrandosi convinti sostenitori dei valori della democrazia.
Nonostante sia quasi scontata la vittoria dell'Alleanza Democratica di Ibrahim Rugova, LDK, sembra probabile che quest'ultimo sarà costretto a governare in coalizione.L'uomo che durante gli anni '90 e la lotta di resistenza passiva a Milosevic godeva praticamente del supporto della totalità della popolazione albanese, ora è appoggiato solo dalla metà di questi ultimi.
Ma i suoi principali rivali, Hashim Thaqi e Ramush Haradinaj, ritengono il suo tempo sia passato e il suo approccio ritenuto debole e troppo aperto al compromesso rischi di bloccare, se non impedire, l'indipendenza del Kossovo.
Molti consensi da Rugova sono passati ai due partiti nati dall'UCK, l'esercito di liberazione del Kossovo: il Partito Democratico del Kossovo di Thaqi, PDK, e l'Alleanza per il futuro del Kossovo di Haradinaj, AAK. I sondaggi prevedono che questi due partiti si attestino rispettivamente sul 30% ed il 10% dei consensi. I loro sostenitori sperano in una continua ed inesorabile erosione della popolarità ed influenza di Ibrahim Rugova.
L'LDK invece sosterrà con tutta probabilità durante questa campagna elettorale che è merito di Ibrahim Rugova, e della sua lunga opposizione al regime, se la questione kossovara è assurta a fondamentale nell'arena internazionale. Il suo carisma e la sua esperienza, ritengono i suoi sostenitori, garantiscono basi maggiori per la richiesta dell'indipendenza, che non le dichiarazioni di Thaci e Haradinaj, da loro visti come violenti, nervosi e soprattutto privi della necessaria esperienza politica.
Ma Thaqi e Haradinaj, entrambi famosi ex-comandanti dell'UCK, si stanno preoccupando di raffinare la loro immagine proponendosi come alternativa politica di valore piuttosto che opzione "militante" per l'elettorato.
Oltre a criticare Rugova per la sua tendenza al compromesso, il PDK ha sottolineato più volte come egli abbia fallito nel creare una piattaforma comune dei kossovaro-albanesi per l'autogoverno del Kossovo in seguito alla fine del conflitto nel 1999.
In questo processo di "make-up" l'AKK sta tentando invece di riformare la sua immagine di coalizione di sinistra composta da radicali e militanti. Per protesta molti sostenitori della linea dura hanno lasciato il partito.
La coalizione ha cercato di avvicinare i partiti liberali ed è riuscita addirittura a reclutare tra le proprie file Mahmut Bakali, ex-leader comunista, fuori dallo scenario politico negli ultimi due decenni ma stimato intellettuale il cui arrivo porterà all'AKK un significativo numero di voti.
Sia Bakali che Haradinaj sostengono che in questo specifico momento storico per il Kossovo, così vicino all'indipendenza, si dovrebbe proporre la formazione di una coalizione governativa che comprenda tutti i partiti sulla scena politica e non tanto permettere che le scelte in merito al futuro della provincia possano essere prese da un unico partito o dalla coalizione da esso guidata.
Ed è proprio la questione dell'indipendenza che sta causando molti dubbi sulla partecipazione dei circa 170.000 serbi-kossovari. Nonostante più della metà di questi ultimi si sia registrata per votare non è chiaro quanti effettivamente si recheranno al seggio. Visto che, per ragioni demografiche, il parlamento della provincia sarà dominato da kossovari-albanesi che spingeranno per ottenere un loro Stato sovrano, i leader della comunità serba ritengono ci sia il rischio di legittimare il processo di indipendenza recandosi alle urne il 17 novembre prossimo.
La comunità internazionale sta tentando di convincere i serbi a partecipare al voto argomentando che questo garantirà loro un'influenza sulle decisioni in merito all'indipendenza della Provincia. Dieci posti del parlamento kossovaro sono riservati alla comunità serba. Se prendessero parte alle elezioni potrebbero riuscire ad ottenere fino a 27 deputati.
Sembra che queste elezioni si terranno in condizioni molto migliori rispetto a quelle locali dello scorso ottobre, oscurate dalla violenza. Mentre i partiti albanesi tentano di migliorare la loro immagine si ha la percezione che la spigolosa rivalità tra moderati e militanti si sia attenuata. Sono diminuite le intimidazioni, le minacce ed i pestaggi.
I leader kossovari sembrano aver capito che devono essere pazienti ed adattarsi inizialmente ai poteri limitati che i vincitori acquisiranno con queste elezioni. Hanno compreso che il Paese continuerà ad essere governato dall'Alto Rappresentante delle Nazioni Unite e che, nel breve periodo, i poteri della nuova assemblea saranno limitati.
Detto questo, vi è anche la convinzione che chi sarà eletto giocherà un importante ruolo nelle negoziazioni sul futuro status del Kossovo e come conseguenza che la provincia ha bisogno di un'amministrazione efficiente ed una squadra politica forte in grado di condurre quelle stesse negoziazioni.


di Shkelzen Maliqi
IWPR (traduzione a cura dell'Osservatorio sui Balcani);

Presidente della RS in visita alla comunità serba di Bocinja (FBiH)

04/10/2001 -  Anonymous User

Il Presidente della Republika Srpska, Mladen Ivanic, ha visitato il 21 settembre scorso la comunità serba residente nel villaggio di Bocinja, nella Federazione BiH. Prima della guerra vi vivevano circa 3000 serbi. Fuggiti durante le ostilità ne sono ritornati solo 300 che ora si trovano ad affrontare condizioni di vita difficili. "Solo 21 delle nostre case sono state ricostruite grazie a fondi del Governo olandese" hanno denunciato ad Ivanic. Le altre rimangono distrutte, come distrutta è la scuola elementare locale tant'è che i bambini nel villaggio non stanno frequentando alcuna lezione. Tutto questo con un tasso di disoccupazione molto alto e con pochi investimenti fatti sul settore agricolo, quello dal quale la maggior parte delle famiglie di Bocinja trae i pochi mezzi che garantiscono loro la sussistenza.
Anche la sicurezza di questa piccola comunità è spesso messa a repentaglio e la permanenza di sette famiglie di Mujahedins nel villaggio certo non aiuta ad abbassare le tensioni. Sono stati denunciati infatti più volte attacchi ed intimidazioni da parte di questi ultimi alla minoranza serba.
Ivanic ha però voluto rassicurare i cittadini di Bocinja. "il Governo della Republika Srpska provvederà a finanziare la ricostruzione di 10 case - ha assicurato - e ritornerò il prima possibile, questa volta accompagnato dal primo ministro della Federazione BiH Alija Behmen e da rappresentanti della Croce Rossa Internazionale, per vedere cosa si possa fare per garantirvi maggiori diritti e condizioni migliori di vita".
Il Presidente della RS ha inoltre concordato sulla necessità che, per evitare ulteriori incidenti, le famiglie dei Mujahedins lascino il villaggio (Glas Srpski, 22-23/09).

Migranti e rifugiati:preoccupazione delle associazioni italiane

04/10/2001 -  Anonymous User

E' stato convocato per venerdì 12 ottobre a Perugia un incontro per riflettere e dibattere sulle recenti proposte di legge sull'immigrazione e l'asilo. In particolare l'ICS in un documento fa sapere di ritenere il recente disegno di legge allarmante ed ispirato da una cultura dell'intolleranza e del rifiuto, con il rischio di affossare ogni concezione di società aperta e multietnica.All'inconro, che si terrà nell'ambito della marcia Perugia-Assisi, sono invitate tutte le organizzazioni e persone interessate.
L'appuntamento è per le 17.30 presso la Casa dell'Associazionismo in via Viola n. 1.

Serbia: discriminazioni contro i Rom

02/10/2001 -  Anonymous User

Una trentina circa di Rom, dopo essere stati buttati fuori dalle loro abitazioni in via Zimonjic, hanno vissuto negli ultimi tre mesi in uno dei parchi di Kostunjak (un quartiere di Belgrado). Queste persone stanno vivendo senza alcuna delle normali condizioni di vita quotidiana.
La municipalità di questa parte della città ha ordinato loro di lasciare anche questo luogo entro il 1 di ottobre. Goran Stojkovic, membro di una di queste famiglie, ha detto che non hanno ricevuto alcun tipo di aiuto, aggiungendo che l'unica organizzazione che si occupa dei loro problemi è l'Humanitarian Law Center, che si è appellata alle autorità affinché facciano qualcosa, ma che comunque, da esse, non ha ricevuto alcun riscontro.
Tanja Pavlovic-Krizanic dell'Humanitarian Law Center ha ribadito l'importanza di trovare dei fondi appropriati per queste persone, in modo che vengano sistemate adeguatamente, e ha aggiunto che l'inverno è alle porte e queste persone e i loro bambini non dispongono di vestiti adeguati.
Sempre questa organizzazione non governativa di Belgrado, ha richiesto, nei giorni scorsi, al ministro della polizia l'identificazione immediata di due poliziotti di Novi Sad, che sono responsabili per le percosse fisiche inflitte a E. M. (14 anni) e ai sui amici, due giovani Rom.
L'Humanitarian Law Center dichiara che i due poliziotti sabato scorso appena dopo la mezzanotte hanno percosso tre giovani Rom, senza motivo e senza che ci fosse da parte dei ragazzi alcuna provocazione.
L'Humanitarian Law Center si anche appellata alla polizia affinché svolga correttamente le indagini, in particolar modo nei casi in cui le vittime delle torture della polizia sono bambini.

Croazia: sostituito il direttore dell'Istituto Nazionale di Statistica

02/10/2001 -  Anonymous User

Il direttore dell'Istituto Nazionale di Statistica, Ivan Rusan, è stato sostituito in seguito alle pesanti critiche da parte del Governo in merito alle informazioni catastrofiste rese note dall'Istituto sulla situazione economica del Paese. La notizia viene commentata da Sanja Kapetanic (Vjesnik, 24.9) la quale evidenzia come il Governo sembra coprire le proprie difficoltà, in particolare riguardanti l'incompetenza di numerosi dei sottosegretari di nomina governativa, accusando persone che ricoprono incarichi prevalentemente operativi.
Secondo il presidente del Comitato di Helsinki per i diritti umani, Zarko Puhovsnki (Jutarnji list, 27.9) le vere motivazioni alla base della rimozione dall'incarico di Rusan sarebbero le forti difficoltà del Governo nel chiarire i radicali cambiamenti della struttura etnica del paese negli ultimi dieci anni. I cittadini della comunità croata sarebbero infatti passati dal 76% al 93% a scapito soprattutto della comunità serba passata dall'11% al 4-5%. Gli appartenenti a minoranze sarebbero oramai in Croazia meno di 60.000.

Montenegro: la commissione per il referendum e le pressioni occidentali

25/09/2001 -  Luka Zanoni

La tensione politica in Montenegro sembra sempre più alta. La scorsa settimana la delegazione montenegrina non si è presentata al cospetto di Kostunica, facendo così saltare l'incontro previsto e organizzato dallo stesso presidente federale, con l'intento di definire i rapporti tra la Serbia e il Montenegro. Kostunica indispettito ha inviato ieri una lettera a Djukanovic, Vujanovic, Djindjic e Pesic nella quale rivolgendosi ai funzionari montenegrini scrive: "sembra che abbiano deciso di chiudere gli occhi di fronte alla realtà e di prendere una strada più tortuosa, difficile e incomparabilmente più costosa, ovvero la via del referendum" (Vijesti 25-9). Kostunica si riferisce in particolare alla seduta tenutasi ieri al Parlamento montenegrino, durante la quale è stata presa la decisione di formare una commissione per la creazione di una nuova legge sul referendum.
La commissione è stata proposta ed accettata dai partiti che compongono il governo di minoranza: DPS, SDP e LSCG, ossia il partito del presidente Djukanovic, i Socialdemocratici e il Partito Liberale. Insieme a questi si è trovato anche Ferhat Dinosa della DUA (Unione Democratica Albanese), mentre i membri della coalizione "Zajedno za Jugoslaviju" (Insieme per la Jugoslavia), ovvero l'SNP di Predrag Bulatovic, l'NS di Dragan Soc e il Partito Popolare Serbo (SNS), hanno abbandonato la seduta (la coalizione pro-Jugoslavia ritiene infatti primaria la definizione dei rapporti tra le due repubbliche che compongono la Federazione, e crede che solo in un secondo tempo si possa preparare la legge sul referendum e il referendum stesso).
La commissione composta da due rappresentati di tutti i partiti parlamentari avrà il compito, nell'arco di 15 giorni, di preparare e di consegnare al Parlamento la proposta della nuova legge sul referendum. Secondo il portavoce del DPS, Igor Luksic, "più volte gli appartenenti alla coalizione pro-Jugoslavia sono stati invitati alla formazione di tale commissione, purtroppo però i posti loro riservati ieri al parlamento sono rimasti perlopiù vuoti" (Vijesti 25-9).
Invece secondo il vicepresidente del SNP, Zoran Zizic, la decisione di dare il via alla commissione per il referendum, conferma la prova che il DPS non ha intenzione di procedere con il dialogo. Zizic in sintonia con la coalizione "Insieme per la Jugoslavia" ha insistito sulla formazione di un governo di concentrazione, accordo che era stato in parte formulato durante l'incontro tra Bulatovic e Djukanovic a Podgorica nel mese di agosto. La reazione di Zizic è racchiusa in queste parole "formate voi la commissione senza l'opposizione e vedrete cosa vi diranno gli ambasciatori degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che arrivano domani a Podgorica" (Vijesti 25-9).
È risaputo infatti che le diplomazie occidentali non hanno mai visto di buon occhio la secessione del Montenegro. Infatti alcune speculazioni riguardanti la visita dell'ambasciatore inglese, Charles Croford, e di quello statunitense William Montgomery, a Podgorica vertono proprio sulla pressione che i due eserciterebbero sul Montenegro al fine di condurlo ad un dialogo con Belgrado.
Croford che si è incontrato ieri con i rappresentati del Partito Liberale e con il presidente del NS, Dragan Soc, mentre l'incontro con il presidente del SNP ha preceduto di poco la seduta parlamentare, ha dichiarato che l'Occidente non ha nulla contro il referendum per l'indipendenza del Montenegro, ma ha sottolineato che la maggioranza a questo referendum deve essere significativa. Secondo le parole dell'ambasciatore inglese: "il mondo non ha creato problemi durante la creazione della Slovenia indipendente perché la maggior parte della popolazione ha voluto l'indipendenza" (B92, 25-9), mentre dopo le ultime elezioni in Montenegro di certo non si può dire la stessa cosa. Infatti le scorse elezioni montenegrine, che in parte hanno funto da banco di prova per determinare il desiderio popolare di indipendenza, hanno dimostrato che gli indipendentisti arrivano a mala pena al 50% dei votanti.
In un'intervista per il quotidiano montenegrino "Dan", Croford ha ripetuto che l'Occidente vede la soluzione degli attuali problemi nella regione in uno stato unitario e ha valutato che è possibile creare un accordo strategico tra il Montenegro e la Serbia. Secondo Croford per la Federazione di Jugoslavia è molto importante che si risolva soprattutto il problema dei debiti esteri, affermando che la lentezza delle riforme crea una certa insicurezza e instabilità politica.

Macedonia: dialogo a Skopje

24/09/2001 -  Anonymous User

..."Gli albanesi e i macedoni in Macedonia vinceranno la battaglia solo se saranno abbastanza coraggiosi per guardare se stessi allo specchio. Per vedere non cosa gli altri hanno fatto a loro, ma bensì per vedere cosa loro hanno fatto agli altri...".