Pur essendo stato dichiarato “parco nazionale” nel 2023, il fiume Vjosa è ancora esposto a gravi rischi, legati all’inquinamento. Il governo di Tirana però non sembra preoccuparsene più di tanto
La recente ondata di maltempo in Bulgaria ha provocato quattro vittime nel villaggio turistico di Elenite sul mar Nero. Ad uccidere però, più che la pioggia sono state avidità e corruzione, eredità scomoda di un passato mai veramente affrontato e risolto
Con la fase finale, grazie al progetto europeo CROSS II, la Croazia si libera definitivamente dalle mine entro fine anno. Siamo stati nei boschi di Otočac, nella Contea della Lika-Senj, una delle linee del fronte della guerra degli anni '90 nei quali si sta ancora sminando. Nostro reportage
La Croazia ha cominciato nel 1996 a sminare 1.174 kmq di territorio, dal 1998 con il sostegno di diversi donatori tra i quali l'Unione europea. Con il progetto “Croatian Safe Steps CROSS II”, cofinanziato dall’UE nell’ambito del Programma Competitività e Coesione, dal 2026 potrà dichiararsi paese libero dalle mine. Testo di Nicole Corritore, foto di Silvia Maraone
Le aree umide in Bulgaria, situate soprattutto lungo il Danubio, sono un patrimonio tanto prezioso quanto fragile. Negli ultimi anni la consapevolezza sulla loro importanza è cresciuta, ma anche le sfide da affrontare, tra fattori umani e cambiamento climatico
La Croazia si libererà dalle mine entro la fine dell'anno, a distanza di trent'anni dalla fine della guerra. Che ne sarà degli sminatori che non raggiungeranno la pensione, dopo anni di lavoro usurante e pericoloso? Abbiamo parlato con Mario Iveković, presidente del Novi Sindikat, sindacato che lavora a tutela degli sminatori dal 2008
Dall’isola croata di Ugljan ai porti italiani dell’Adriatico, pescatori di diverse generazioni raccontano come il cambiamento climatico e le nuove regole europee stanno trasformando un mestiere millenario
Il webinar si è concentrato sulla politica di coesione dell'UE e sul suo legame con l'allargamento verso i Balcani occidentali, esaminando in particolare il contributo delle comunità di pratiche, intese come gruppi di professionisti che si occupano di questioni concrete sul campo, come nel caso della protezione dell'ambiente
A fine 2024 il Comitato permanente della Convenzione di Berna ha adottato una proposta dell’Unione europea per il declassamento del livello di protezione del lupo da “specie strettamente protetta” a “specie protetta”. La decisione è entrata in vigore nel marzo 2025. Secondo la Commissione europea, ci sono oggi troppi lupi in Europa, ma per gli esperti si tratta di una decisione “senza fondamento scientifico”. Gli attacchi ai pascoli – ci dice il biologo croato Josip Kusak – sono spesso dovuti a cattive abitudini, come quella di lasciare vagare il bestiame senza sorveglianza. “Dobbiamo imparare nuovamente a convivere col lupo”, prosegue il biologo, perché “il ruolo di questo grande carnivoro nell’ecosistema è indispensabile”. Foto e testo di G. Vale
Fino a poco fa era tra le specie sotto stretta protezione, tuttavia dal 2024, anche per volere della Commissione europea, il lupo è stato declassato, diventando quindi potenzialmente cacciabile. Secondo gli esperti “quando la società va a destra, il lupo ne paga le conseguenze”
In questa doppia intervista tra Serbia e Croazia abbiamo parlato con due esperti della situazione del lupo, in UE fino a poco fa specie strettamente protetta, ora declassato e quindi potenzialmente cacciabile. In Serbia dove lo è da sempre non sembra tuttavia che la situazione sia peggiorata
Con la Seconda guerra mondiale e la nascita della Jugoslavia socialista, le isole Brioni diventano una sorta di seconda capitale jugoslava. Tito vi trascorreva buona parte dell’anno, accogliendo numerosi ospiti internazionali. Lì nasce anche il Movimento dei Paesi non allineati
Le isole Brioni, piccolo Parco nazionale nel mare Adriatico settentrionale, hanno una storia molto particolare. Un tempo zona infestata dalla malaria e terreno inospitale, diventano importante meta turistica già nell’800 grazie all’imprenditore austriaco Paul Kupelwieser. Con questo reportage in due puntate ne raccontiamo la storia e l’attualità
Costanza, Danzica, Klaipėda, Ejsberg. Sono alcune delle città costiere europee che stanno conoscendo importanti lavori di espansione delle loro strutture portuali, a fronte di gravi danni ambientali
Per proteggere gli ecosistemi marini dell’Adriatico sono necessarie politiche concrete, condivise da tutti i Paesi che si affacciano su questo mare. Spesso, questi risultati si ottengono grazie a iniziative di cooperazione transnazionale nate dal basso. Un'intervista
La Romania ha impiegato quasi vent'anni per dichiarare operativi i suoi sistemi integrati di gestione dei rifiuti. Secondo il rapporto della Commissione europea, il Paese rimane lo stato membro con il tasso di riciclo più basso, pari al 12%, dal 2010. Un'analisi
Bucarest ha impiegato quasi 40 anni e milioni di fondi europei per depurare le sue acque reflue. Oggi gestisce uno degli impianti di trattamento più moderni dell'Europa orientale. Ma perché ci sono voluti così tanto tempo e così tanti fondi per costruirlo?
Dietro i paesaggi carbonizzati delle infuocate estati greche si celano storie umane di perdita e resilienza e cicatrici profonde, sia degli individui che delle comunità. Ogni anno gli incendi boschivi in Grecia mettono a nudo fallimenti sistemici
Sei paesi dell'area adriatico-ionica hanno unito gli sforzi per proteggere l'ecosistema montano e la rigenerazione della biodiversità. Il progetto di cooperazione "Promont" mira a responsabilizzare le comunità locali al fine di promuovere un cambiamento positivo attraverso azioni rigenerative in queste aree.
Anche grazie ai fondi europei, molti edifici in Romania sono stati ristrutturati. Nonostante gli innegabili miglioramenti, l'effetto dei rinnovamenti fatica a ricadere sui costi dell'energia, e città periferiche e comunità deboli rischiano di rimanere estromessi dalla transizione verde
I 250 chilometri di coste romene sul mar Nero sono in rapidissima trasformazione. L’erosione costiera incalza su gran parte del litorale: è massima a nord, dove gli effetti della scarsità di sedimenti trattenuti dalle dighe e del sollevamento del mare si sommano ai processi naturali, ma è un problema economico di primaria importanza nelle spiagge del centro e del sud del paese, frequentate da milioni di turisti ogni anno e sede di porti industriali come quello di Costanza. Un colossale progetto di difesa, finanziato dai fondi di Coesione europei, sta trasformando drasticamente il paesaggio costiero rendendolo sempre più artificiale.
Per difendere il litorale minacciato dall’avanzata del mar Nero, il governo di Bucarest e Bruxelles avevano promesso soluzioni basate su un approccio che metteva al centro la protezione degli ambienti naturali. Alla fine, però, purtroppo ha prevalso la “cura del cemento”
Nel giugno 2017 un rogo senza precedenti colpì Pedrógão Grande, in Portogallo, provocando 66 vittime. Un evento che segna uno spartiacque nella consapevolezza della necessità di ripensare la gestione del territorio in Europa
Minacciate dal turismo di massa, pratiche ambientali poco sostenibili e cambiamento climatico, le montagne diventano oggetto di cooperazione transnazionale tra sei paesi nell’ambito del progetto PROMONT. Un’intervista
Mancanza di trasparenza, decisioni controverse, ritardi: la Romania rischia di sprecare le potenzialità fornite al paese dai fondi europei attraverso il Programma per una transizione giusta, attualmente bloccato. Un'intervista a Eliza Barnea di Bankwatch
Il mare Adriatico-Ionico protegge solo il 3,4% delle sue acque contro una media europea del 10,8%: esperti chiedono azioni coordinate tra i dieci Paesi del bacino per contrastare pesca intensiva e turismo di massa
La foce del grande fiume europeo è in continua trasformazione ed attraversa multiple crisi ambientali e fragilità sociali. Fondi europei e nuovi progetti cercano di coniugare tutela delle risorse ambientali e sviluppo locale
ZBOR – acronimo per “Resistenza e lavoro uniti nei Balcani” – è un collettivo transnazionale e una piattaforma per articolare una posizione condivisa contro la transizione verde capitalista e contro tutte le forme di estrattivismo violento
Ambiziosi progetti europei sostengono la protezione dello storione, pesce simbolo del Danubio. Tuttavia senza il supporto della comunità locale e compensazioni per i pescatori l’obiettivo di salvare il pesce più iconico del grande fiume resta lontano
Con il suo labirinto di canali, laghi interni, lagune, le sue isole remote e le coste spazzate dal vento, il Delta del Danubio sembra immutabile. I suoi preziosi habitat, rifugio delle principali specie di uccelli migratori d’Europa e del più iconico dei pesci, lo storione, e le sue terre in cui hanno trovato rifugio popolazioni appartenenti a diverse etnie, lingue, e religioni, è esposto a cambiamenti ambientali e sociali accelerati. Crisi climatica e manomissione dei corsi d’acqua a monte portano a erosione e insabbiamento dei canali, mentre bracconaggio, inquinamento e un clima più caldo mettono a rischio la biodiversità.